Articolo di Gabriele La Malfa

La tridacna gigante (Tridacna gigas) è il più grande mollusco bivalve esistente, le valve della sua conchiglia possono arrivare a 1,5 metri di lunghezza e il peso può superare i 300 kg (anche se difficilmente si trovano esemplari superiori ai 200 kg).
Questo enorme mollusco, chiamato in inglese “giant clam” (ovvero “vongola gigante”), vive preminentemente nella acque poco profonde delle barriere coralline (non oltre i 20-25 metri) dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Indiano.

Una delle sue principali peculiarità è quella di vivere in simbiosi con le alghe unicellulari dinoflagellate del genere Zooxanthellae. Esse si sviluppano in grande quantità all’interno del mantello del mollusco e sono la causa della sua grande varietà e vivacità di colori.
Le alghe ricevono i nutrienti inorganici dalla tridacna (biossido di carbonio, nitrati e fosfati) e questa le utilizza come primaria fonte alimentare, infatti di continuo un loro gran numero viene trasportato dal mantello alla zona viscerale per essere assimilato.
Le zooxantelle, come tutti gli organismi autotrofi fotosintetici, hanno bisogno della luce solare per sintetizzare le proprie molecole organiche, a tale scopo la tridacna passa buona parte della giornata con le valve semiaperte e il mantello estroflesso (rivolto verso la luce).

L’alimentazione della tridacna gigante è integrata anche dal plancton che riesce a catturare filtrando l’acqua circostante (al pari di tutti i molluschi bivalve è un animale filtratore).
Sebbene le nove specie di Tridacna si assomiglino tra loro, soprattutto nella fase giovanile, la tridacna gigante è facilmente riconoscibile per le cinque pieghe verticali presenti sulla conchiglia e per essere l’unico esponente del genere a non poter serrare completamente le due valve.

La Tridacna gigas si riproduce sessualmente ed è ermafrodita, quindi genera sia gameti maschili che femminili, tuttavia l’autofecondazione non è possibile (a vantaggio della variabilità genetica). Essendo un animale sessile i gameti non sono trasportati attivamente, ma vengono rilasciati nell’acqua e trasportati passivamente da questa. Insieme alle cellule sessuali, per garantire il massimo livello possibile di fecondazione, viene rilasciata una sostanza “trasmettitore”, chiamata SIS (Spawning Induced Substance), che, quando entra in contatto con un altro esemplare della stessa specie, ne stimola il rilascio dei gameti (una sorta di “sincronizzatore chimico”).

Occorre meno di un giorno perché dall’uovo fecondato si generi una larva dalle ridottissime dimensioni (circa 0,15-0,20 mm di lunghezza). Nella prima settimana la larva ha vita planctonica, dopo di che si ancora ad un substrato idoneo ed inizia il suo ciclo sessile. Le prime settimane di vita sono il periodo più critico per questo animale, poiché facile vittima di innumerevoli predatori e meno efficiente nel procurarsi il nutrimento (la simbiosi con le zooxantelle si instaura in seguito).
L’elevatissima mortalità, oltre il 95%, viene compensata dall’enorme produzione di uova. Le tridacne sono i molluschi che generano più uova in assoluto, anche oltre 500 milioni alla volta.

La formazione della conchiglia (carbonato di calcio) inizia da subito e la fase giovanile parte da quando questa raggiunge i 20 cm di lunghezza. Malgrado non si abbiano dati certi si è stimato che l’accrescimento della tridacna sia di circa 12 cm l’anno. La sua potenziale speranza di vita è molto elevata, anche oltre i 100 anni.

Vi sono varie “storie” sulla tridacna gigante, che gli hanno valso i negativi soprannomi di “killer clam” (vongola assassina) e “men-eating clam” (vongola mangiatrice di uomini). In realtà tutti i racconti che l’hanno vista come un mortale pericolo per l’uomo sono risultati essere del tutto infondati. Se da un lato è vero che chiudendo le proprie valve potrebbe intrappolare/bloccare l’arto di un uomo, dall’altro l’azione di chiusura è solo difensiva, mai aggressiva/offensiva, e la velocità di chiusura è troppo bassa per rappresentare un reale pericolo.
Contrariamente è l’uomo ad essere un reale pericolo per questo mollusco, infatti la popolazione totale è palesemente diminuita negli ultimi decenni a causa dell’intensiva pesca a suo discapito (le sue carni sono considerate una prelibatezza in Francia, in Giappone, nel Sud-est asiatico e in molte isole dell’Oceano Pacifico).

Tridacna gigas

Il mantello della tridacna gigante della foto è totalmente estroflesso, in caso di pericolo può essere completamente ritratto all’interno delle valve. La chiusura delle valve avviene per azione di due muscoli adduttori posti a ridosso della cerniera (una struttura mobile interna alla conchiglia).

Tridacna gigas

Nella foto una voluminosa conchiglia di Tridacna gigas, il peso di 500 libre (226,8 kg) si riferisce all’esemplare da vivo. Inoltre nella foto si può vedere come, anche a conchiglia chiusa, le valve non siano serrate tra loro.

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