La tropicalizzazione dei mari tocca anche il Mediterraneo

La tropicalizzazione dei mari tocca anche il Mediterraneo

di Gianluca Grossi (Fonte: RivistaNatura.com)

Dicasi tropicalizzazione dei mari. Se ne sente parlare da un po’, ma il problema è tutt’altro che risolto: gli animali dell’emisfero australe migrano verso quello boreale, dove trovano le condizioni ideali per prosperare. Ma così facendo entrano in contatto con specie autoctone che sovente soccombono ai nuovi predatori. L’ultimo allarme giunge dal pesce leone (Pterois miles), che grazie all’ampliamento del canale di Suez si sta riversando nel Mar Mediterraneo impattando negativamente con la fauna locale.

Secondo gli specialisti della Plymouth University, negli Usa, l’animale ha raggiunto i nostri mari un anno fa, e da allora il numero della specie è in costante crescita. Il pesce leone è molto vorace, si nutre di pesci e molluschi ed è peraltro velenoso. Gli avvistamenti principali sono stati registrati nei dintorni dell’isola di Cipro. Si pensa come intervenire e per il momento l’unica mossa ponderata concerne l’introduzione di cernie, in grado di predare e dunque tenere a bada la specie aliena.

Il fenomeno è figlio dell’effetto serra e del progressivo aumento delle temperature su tutto il globo. Anche le acque dei mari e degli oceani ne risentono. Gli animali non si trovano più bene nei loro habitat e migrano possibilmente dove fa più fresco. È questa la dinamica che spinge nei nostri mari gli animali tropicali. L’esempio del pesce leone è uno fra i tanti. Ma in tutto sono state censite 955 specie, 134 delle quali risultano pesantemente nocive. I punti di ingresso sono essenzialmente due: il canale di Suez e lo stretto di Gibilterra. Così arrivano nel Mediterraneo specie di solito presenti nell’oceano Indiano o nell’oceano Atlantico.

La tendenza è stata registrata anche nel regno vegetale, con l’ingresso di alghe come la Caulerpa taxifolia e laCaulerpa racemosa; che influenzano la sopravvivenza di specie endemiche del Mediterraneo come la Posidonia oceanica.

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