a cura di Filippo Mariani

Si fa un gran parlare in questi tempi di energie alternative risolutive e questo perché ci obbligano a subire blocchi del traffico nelle grandi città, circolazione a targhe alterne e l’inarrestabile aumento del costo del petrolio. C’è anche chi, in risposta a questi aumenti dei combustibili fossili, paventa il ritorno del nucleare. In tutto questo poi c’è la minaccia sempre più reale di un’immane catastrofe ecologica prodotta dal riscaldamento dell’atmosfera indotto dall’emissione di gas serra, gran parte prodotta dalla combustione del carbone, petrolio e gas, di cui le direttive del protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni gassose nell’atmosfera sono state un palliativo e quelle dell’accordo di Parigi rappresentano solo impegni volontari.

Siamo stanchi di mezze verità, di slogan e di ottimismi forzati. E’ giunto il momento della chiarezza. Capire se a bloccare il riscaldamento della Terra esistono rimedi concreti oppure no.

Per prima cosa cerchiamo di capire se il problema del riscaldamento globale è prodotto dall’uomo o da altri fattori, come sostengono i supporter di Trump. Accademia Kronos dalla sua nascita (1997) si è sempre occupata dello studio dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici, avvalendosi anche dei contributi di insigni ricercatori e scienziati. La conclusione alla fine è che l’aumento anomalo della temperatura terrestre è indotto in buona parte dalle attività dell’uomo.

  • Il primo elemento di cui dobbiamo prendere atto è la cosiddetta macchina del clima che sta per “guastarsi” definitivamente.
  • Il secondo elemento che dobbiamo considerare è che effettivamente l’uso di combustibili fossili, di cui il nostro Paese fa largo utilizzo, inquina l’atmosfera e contemporaneamente la riscalda.
  • Il terzo elemento è la constatazione della continua ascesa del costo di approvvigionamento sia di petrolio che di carbone e di gas naturale. Per questo motivo sempre di più si sta condizionando l’economia del nostro Paese a danno della spesa pubblica e del potere d’acquisto del denaro.

I tre punti sopra sono la “diagnosi”, la cura dovrebbe essere quella di eliminare o comunque ridurre drasticamente l’uso dei combustibili fossili a beneficio di energie rinnovabile e a basso costo di sfruttamento.

Le schede che seguono ci aiuteranno meglio ad addentrarci nel problema che abbiamo appena sollevato.

LE FONTI ENERGETICHE NEL MONDO (fonte ENEA)
Petrolio 38%
Carbone 24%
Gas 20%
Nucleare 6%
Idraulica 2%
Biomassa (legno, segatura, ecc.) 8%
Nuove rinnovabili (eolico, solare, ecc.) 2%

IL CONTRIBUTO DELLE DIVERSE FONTI ALLA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA NEL MONDO (fonte ENEA)
Carbone 40%
Petrolio 10%
Gas naturale 15%
Nucleare 18%
Fonti rinnovabili 17%

IL CONTRIBUTO DELLE FONTI RINNOVABILI IN ITALIA (fonte ENEA)

Il fabbisogno energetico nazionale è oltre i 174 Mtep/anno (*). Di questo circa l’80% viene soddisfatto con fonti fossili importate.
Il contributo delle fonti rinnovabili, se si escludono i grandi impianti idroelettrici, è del 7,4% pari a circa 13 Mtep/anno di cui: 9,50 Mtep sono prodotti dai piccoli impianti idroelettrici. I Mtep da impianti geotermici sono circa 1 Mtep, mentre, rispetto al potenziale sfruttabile e allo stato dell’arte a livello internazionale, è ancora trascurabile il ricorso alle altre fonti rinnovabili (solare, eolico, biocombustibili, rifiuti, ecc.)

(*) Mtep = Megatep, milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

IL CONTRIBUTO DELLE FONTI RINNOVABILI IN ITALIA (20% = 34,3 Mtep).
Grande idroelettrico 21,6 Mtep
Piccolo idroelettrico 9,5 Mtep
Geotermia 1,0 Mtep
Biomasse 2,15 Mtep

Da questi dati si desume subito che la nostra dipendenza energetica dall’estero è impressionante. Se improvvisamente terminasse o non potessimo più approvvigionarci di petrolio, gas e carbone, in meno di un anno salterebbero le nostre industrie, dovremmo fermare le nostre auto, rinunciare a svaghi e passatempi, patire la fame. Non è questo uno scenario che ci può lasciare indifferenti. E’ ovvio che questo è un quadro estremo, probabilmente non ci arriveremo mai, tuttavia l’aumento inarrestabile del costo delle “classiche” fonti di energia inevitabilmente creerà un sempre più marcato divario tra le classi sociali italiane.

Sempre da questi dati è facile considerare che l’alternativo, le fonti rinnovabili, non potranno mai colmare tale divario (almeno non con l’attuale livello/conoscenza tecnologica).

Al di là delle considerazioni fatte appena sopra credo sia doveroso verificare, anche se in maniera veloce, le principali voci racchiuse nello scenario delle energie alternative su cui credere e puntare per il prossimo futuro.

Sull’idroelettrico in Italia si è raggiunto il massimo della possibilità di utilizzazione, per cui non possiamo che contare su un eventuale insignificante incremento (legato all’avanzamento tecnologico).

Sull’eolico, ad eccezione di poche aree geografiche italiane, venti che spirano con costanza non esistono, in più gli aerogeneratori sconvolgono i paesaggi naturali, producono forte rumore e fanno strage di uccelli. Anche qui l’apporto di energia elettrica è insignificante.

Sul fotovoltaico e il solare, qui il discorso cambia, in effetti se le tegole delle case fossero sostituite con elementi fotovoltaici avremmo un grande risparmio di energia nel comparto civile. Oltre alle tegole fotovoltaiche applicando i classici pannelli solari per la produzione di acqua calda potremmo contribuire, sempre per il civile, ad un risparmio energetico globale del 30%. Esistono, in Israele e USA, ville che sono completamente autonome, non più allacciate alle linee elettriche esterne. Un tetto di 100 mq coperto in fotovoltaico produrrebbe energia elettrica per circa 15 kW , con la presenza di 5 pannelli solari per l’acqua calda, sarebbe sufficiente per 5 famiglie. Il surplus di energia prodotta privatamente anche in Italia può essere a sua volta venduta alla rete elettrica nazionale. C’è comunque da dire che un impianto che produce 2,700 kWh costa circa 17.000 euro. Contributi statali e regionali fino a poco fa si accollavano il grosso della spesa, oggi purtroppo ci sono problemi, e può capitare che il singolo utente debba pagare una cifra considerevole.

Sull’energia geotermica il suo sfruttamento è già abbastanza (Larderello) è il suo contributo è irrisorio. Il recente tentativo di aprire una nuova centrale geotermica nel Lazio, ed esattamente a Latera, in provincia di Viterbo, è fallito. I gas che sprigionava questa centrale creavano rischi alla salute per gli abitanti dei paesi vicini, per cui la centrale è stata chiusa.

Sull’energia da biomassa. Essa può arrivare dalle potature, dai residui di lavorazione del legname, dalle stoppie e erbe secche dei campi, dagli stessi rifiuti delle case come: erbe, olii di frittura, carte e cartoni, ecc. In Italia tuttavia c’è un grosso problema: il costo delle biomasse locali è troppo costoso e limitato, per cui i residui legnosi devono arrivare dall’Europa dell’Est e dal Sud America. Determinando tutta un’altra serie di problemi indotti.

Proprio su quest’ultimo tema/punto facciamo rispondere uno dei più insigni esperti del settore, il Dr. Pietro Barducci, responsabile dell’Unità di Sperimentazione della Ricerca ENEL sulle Energie da Biomassa. –“Sembra paradossale, ma spesso è più costoso produrre energia con la legna e con i residui dell’agricoltura locale di quanto non sia far funzionare un impianto con il carbone o con altri combustibili fossili. Il legno – prosegue Barducci – ha un rendimento molto basso se viene usato per produrre elettricità. E questi impianti, per ragioni tecniche, sono piccoli al massimo fino a 25 Mw di potenza, mentre una centrale classica a gas può arrivare a 800 Mw.”- Inoltre noi aggiungiamo che una tale centrale certamente non dà una mano a ridurre la CO2 e il particolato in atmosfera e, anche in questo caso, il suo apporto nell’economia generale dell’energia alternativa nel nostro Paese è irrilevante.

L’idrogeno è la panacea prospettata da ambientalisti e poeti dell’ambiente poco informati. In effetti l’idrogeno è un gas combustibile che reagendo con l’ossigeno dell’aria libera calore e si trasforma in acqua allo stato di vapore. Fin qui tutto bene, ma quel che segue certamente ridimensionerà tutti i trionfalismi. E’ senz’altro una realtà che potrà contrapporsi all’uso dei combustibili fossili, ma ciò non avverrà oggi. Il principale problema è che l’idrogeno in natura non si trova come il gas naturale o il petrolio, è presente insieme ad altri elementi, come l’acqua la cui molecola è composta da atomi di ossigeno e di idrogeno. Ora per liberare l’idrogeno dall’acqua è necessario utilizzare altra energia, utilizzando il petrolio o l’energia elettrica prodotta con sistemi vari, tra cui quella nucleare. Alla fine un litro di l’idrogeno costerebbe più di un litro di benzina. Altro problema è rappresentato dal fatto che l’idrogeno è un gas difficile da comprimere in un serbatoio, per cui necessitano recipienti resistenti a forti pressioni, pesantissimi per le vetture private. E’ possibile far assorbire idrogeno su particolari materiali porosi, da cui nel momento del bisogno si può liberare il gas combustibile, ma anche in questo caso tutto l’armamentario risulta troppo pesante per le automobili. L’idrogeno è altamente infiammabile, può esplodere se viene messo involontariamente in contatto con l’ossigeno. Si sa che bruciando idrogeno si libera vapore acqueo, certamente non particolato, né CO2, né gas volatici-aromatici cancerogeni, ecc., tuttavia si sa che il vapore acqueo che si forma dall’idrogeno bruciato contiene ossidi di azoto e poi lo stesso vapore acqueo è un gas serra. Insomma ci sono ancora troppe cose per rendere questa soluzione futura economica e sicura.

E’ comunque una realtà su cui si sta lavorando e forse tra dieci anni potremmo cominciare ad utilizzarla. Possiamo tuttalpiù sperimentare autobus urbani e impianti medi che utilizzano l’energia solare per produrre idrogeno capace poi di mandare avanti una piccola centrale elettrica, per il resto bisogna avere ancora pazienza.

Il Nucleare, a circa quarant’anni da Chernobyl, fa ancora paura, a causa di quel disastro in Italia il referendum sul nucleare si chiuse a vantaggio del NO alle centrali nucleari. Oggi, in carenza di combustibili fossili e nella necessità di non immettere più gas serra di scarico nell’atmosfera, l’idea del nucleare sta tornando anche da noi.
Sul sogno della fusione nucleare se n’è ampiamente parlato, dimostrando l’impossibilità di utilizzarla almeno per altri 20 o 30 anni. Sull’energia atomica da fissione sappiamo tutto, soprattutto del grande problema dei rifiuti radioattivi. Ora però scienziati spagnoli ed inglesi hanno messo a punto un piccolo prototipo che genera energia utilizzando le stesse scorie radioattive fino, dicono, a neutralizzare il loro mortale carico radioattivo. Se così fosse sarebbe una grande svolta nella ricerca della vera energia alternativa. Centrali nucleari piccole ed estremamente sicure che non producono più scorie radioattive e che avranno finalmente neutralizzato i rifiuti radioattivi distribuiti su tutto il pianeta. Sarà vero? Intanto nel nostro piccolo cerchiamo di limitare al massimo l’uso dell’energia prodotta dai combustibili fossili.

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L'IPCC (International Panel on Climate Change), il principale Organismo internazionale per le valutazioni sui cambiamenti climatici, afferma che abbiamo solo 12 anni per dimezzare le emissioni inquinanti che vanno azzerate entro il 2050, altrimenti non riusciremo a mantenere il riscaldamento globale entro +1,5°.

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