La vita nei mari potrebbe essere in serio pericolo a causa dell’abnorme proliferazione di meduse

La vita nei mari potrebbe essere in serio pericolo a causa dell’abnorme proliferazione di meduse

Articolo di Gabriele La Malfa

Fino a qualche anno fa lungo le coste degli Stati Uniti e dell’Australia erano gli squali a tener lontani i bagnanti dalle acque più profonde, oggi le meduse “sconsigliano” l’avventurarsi dei bagnanti anche in acque profonde qualche centimetro! “Nuvole” di celenterati natanti (meduse) stanno letteralmente invadendo oceani e mari di tutto il mondo e stanno diventando “l’incubo” degli ecologi, dei biologi marini, dei pescatori, dei tour operator e degli stessi bagnanti. In Italia, per fortuna, specie di meduse pericolose che possono portare alla morte, come quelle dell’ordine delle Cubomeduse (conosciute anche come “vespe di mare”), non sono ancora arrivate.
Le meduse, apparse sul nostro pianeta oltre 500 milioni di anni fa (Cambriano), hanno sempre concentrato la loro maggiore presenza nei mari più caldi, senza creare problemi alle specie animali più evolute come i crostacei e i pesci, anzi hanno rappresentato per molti di questi, insieme al plancton e alle alghe, un ottimo alimento. Un equilibrio durato 500 milioni di anni, che  oggi rischia una profonda e radicale rottura: le meduse stanno diventando i padroni dei mari del pianeta, di conseguenza mammiferi marini, pesci e crostacei sono “messi all’angolo”, col rischio fra qualche decennio di sparire del tutto.
Questi organismi, formati per oltre il 95% di acqua, non solo rappresentano un pericolo per tutta la biodiversità bentonica e pelagica, ma anche una potenziale accelerazione nel processo di acidificazione degli oceani.

Da cosa nasce questa invasione di meduse in tutti mari della Terra? Due sono le cause principali:

1) la prima è dovuta alla riduzione abnorme dei pesci causata da una irresponsabile attività della pesca, che ormai ha ridotto, in alcune aree, anche del 40% la fauna ittica marina (la dieta alimentare di molti pesci, ma anche mammiferi marini, comprende le meduse);

2) l’altro fattore è il riscaldamento globale che ha fatto salire di qualche grado la temperatura media dei mari/oceani. Più le acque sono calde più prolificano le meduse (esistono meduse anche nei mari artici, ma rappresentano una minoranza).

Le meduse sono diventate competitrici dirette nella lotta per il cibo nei confronti dei pesci, dei crostacei, nonché dei mammiferi marini; questi celenterati infatti spesso si nutrono di plancton, uova e piccoli pesci. Inoltre le cellule urticanti/paralizzanti (cnidociti) presenti nei loro tentacoli uccidono i microorganismi della decomposizione organica. Non a caso in Australia carcasse di animali marini sui fondali restano intatte per molto tempo, apportando, come conseguenza indotta, infezioni batteriche che colpiscono mammiferi e pesci. Oltre a ciò gli cnidociti possono sterminare intere popolazioni di pesci d’allevamento. Negli ultimi periodi sono stati molti i casi di morie di pesci d’allevamento relegati in reti per la maricoltura; anche nel Mediterraneo, in particolare in Spagna due anni fa, sono stati distrutti interi allevamenti di pesci in mare aperto.
Come accennato all’inizio esistono meduse mortali per l’uomo, queste, al momento, sono maggiormente presenti nel Pacifico e in particolare al largo dell’Australia. le Cubomeduse, che con alcune specie arrivano ad avere tentacoli lunghi oltre 10 metri, col loro veleno possono causano la morte per arresto respiratorio/cardiaco in caso di contatto.

Da noi, nel Mediterraneo, da qualche anno è entrata la “Caravella portoghese” (in realtà non è una medusa, ma una colonia di quattro tipi differenti di polipi, ordine dei sinofori) con tentacoli che possono raggiungere i 20 metri;  estremamente pericolosa per l’uomo, in quanto il veleno presente nei suoi tentacoli può causare crisi anafilattiche. Tre anni fa in Sardegna morì una turista che aveva avuto lo sfortunato incontro con questo animale; per fortuna la presenza di questo celenterato nei nostri mari è ancora sporadica.

Una medusa urticante molto presente nel Mediterraneo, ma per fortuna non letale, è la Pelagia noctiluca (medusa luminosa) che dal 2003 ha ormai colonizzato tutto il Mediterraneo occidentale (vedi foto). Tra luglio e agosto questo animale può formare vasti banchi che impediscono addirittura di bagnarsi a pochi metri dalle spiagge. Dal Ministero della Salute si apprende che ogni anno almeno 150 mila persone in tutto il Mar Mediterraneo vengono soccorse dopo il contatto con questa medusa.
Come riconoscere la Pelagia noctiluca?
L’ombrello misura circa 10 cm, traslucido e dal colore marrone-rosato-violetto, è armato di otto lunghi tentacoli che, estesi, possono raggiungere anche i due metri. I banchi sono molto fitti e se arrivano ad un impianto di maricoltura, i pesci in allevamento possono essere uccisi. Dato che le meduse mangiano anche uova e avannotti di pesci, l’impatto sugli stock ittici e sulla pesca può essere devastante.

Pelagia noctiluca

Pelagia noctiluca, medusa luminosa (foto di Hans Hillewaert). l’epiteto specifico noctiluca (che rischiara la notte) è dovuto alla bioluminescenza, di colore verde, di cui è dotata.

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