L’accordo di Parigi sul clima: farsa o realtà?

L’accordo di Parigi sul clima: farsa o realtà?

a cura di Vincenzo Ferrara (ENEA), uno dei più noti climatologi d’Italia

Cari Amici di Accademia Kronos,
temo sia una farsa come dite voi. L’accordo di Parigi è un “accordo quadro”. In pratica è stato riscritto ed aggiornato il vecchio accordo quadro, cioè la UNFCCC (che era del 1992), modificandolo con alcune revisioni ed alcuni aggiornamenti (come il limite dei 2°C, il “loss and damage”, ed altre minori novità).

Per attuare il vecchio accordo quadro, cioè la UNFCCC (del 1992) , era stato messo a punto nel 1997, il protocollo di Kyoto (strumento giuridico di attuazione legalmente vincolante entrato in vigore nel 2005). Il protocollo di Kyoto non ha funzionato, è stato lasciato scadere nel 2012 e non si è riusciti poi a mettere a punto un protocollo successivo.

Ed ecco ora il gioco di prestigio, ovvero il coniglio dal cappello: con l’accordo di Parigi 2015 si torna a un nuovo “accordo quadro”, che per poter ora essere esecutivo (altrimenti rimane solo buona volontà e pie intenzioni) dovrà avere uno strumento di attuazione, cioè un protocollo. Ma il protocollo, mi sembra, non lo vuole nessuno!

In pratica, l’accordo di Parigi 2015 è il risultato del gioco dell’oca dei negoziati internazionali di questi ultimi 21 anni (COP 21, appunto). Con l’accordo di Parigi 2015 si torna al punto di partenza, al 1992 (con gli aggiornamenti del caso).

Questo accordo potrebbe essere attuato? Può darsi. L’accordo di Parigi è la sommatoria di una serie di declaratorie: è volontario, è abbastanza vago ed abbastanza diplomatico da non rompere le scatole agli equilibri esistenti ( non parla di “carbon tax”, non parla di decarbonizzazione dello sviluppo economico, non parla di “carbon footprint”, ecc ), non disturba nessun interesse politico ed economico, non è legalmente vincolante e non obbliga nessuno a fare nessuna cosa.

L’eventuale attuazione è tuttavia possibile. Ma sta solo alla buona volontà e al buon cuore dei governi, compatibilmente con i loro interessi e le loro egemonie politiche e compatibilmente con la demagogia e la retorica che servono per tener buoni i cittadini “allocchi”. Se poi si tiene conto, infine, che, anche ammesso che tutti i Paesi corrano a realizzare subito l’accordo di Parigi, volontariamente e pienamente, la temperatura del pianeta salirebbe fino a quasi 3°C e non rimarrà affatto contenuta in 2°C (e meno che mai entro 1,5°C). A questo punto mi risulta veramente difficile capire l’entusiasmo esagerato e la retorica roboante che serpeggia dappertutto nei commenti dei mass media e perfino nei commenti dei più esperti e “scafati” opinionisti di questa materia negoziale.

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