a cura del Prof. Luigi Campanella

L’acqua è praticamente la componente principale di molti alimenti nonché dell’ambiente e del corpo umano. Se si riflette sul fatto che essa non fornisce calorie quando assunta, si capisce come la sua funzione vitale sia legata alla necessità intrinseca da parte della cellula, espressione universale della vita. In assenza di acqua la vita è inibita.

Anche l’aspetto energetico sembra oggi cambiare l’era dell’idrogeno, la nuova forma pulita di energia ci obbliga a considerare l’acqua anche da questo punto di vista: risorsa preziosa di idrogeno. Se poi gli aspetti economici di bilancio non saranno soddisfatti, questo nulla toglie ad un’ennesima preziosità dell’acqua, essere un abbondante potenziale contenitore di idrogeno. Tra l’altro l’impiego della luce solare (in presenza di un catalizzatore) come energia estrattiva apre ulteriori spazi da percorrere.

La ricchezza d’acqua non sempre significa disponibilità: in un terreno agricolo ad esempio si possono creare a seguito di ripetuti interventi sbagliati da parte dell’uomo delle condizioni assai negative a fini della trasferibilità e del trasporto dell’acqua. Sono stati messi a punto test idonei propri e finalizzati a misurare non la quantità di acqua presente, ma il grado di disponibilità e quindi di sfruttamento da parte dell’uomo e della coltura scelta per il terreno.

Se poi passiamo a parlare dell’acqua potabile il discorso si fa ancora più difficile: lo scarso rispetto delle falde acquifere e l’utilizzo di acqua potabile per usi diversi dal consumo umano, le perdite che purtroppo sono responsabili della dispersione nell’ambiente di quasi il 30% delle risorse idriche disponibili rendono l’uomo responsabile di gravi colpe. I comuni e le regioni cominciano a sensibilizzarsi rispetto a questi aspetti e con sempre maggiore attenzione nascono progetti finalizzati alla protezione dell’acqua da tutte le forme di sperpero e di cattivo uso. Su questo fronte non si può non parlare delle gravi mancanze di acqua che tormentano le popolazioni africane: la scienza e la tecnologia, non sempre attente a riversare sulle applicazioni sociali il frutto della ricerca, finalmente si sono rese conto dell’opportunità di studiare processi di potabilizzazione anche in forme e modelli “personali” capaci di rendere utilizzabili con opportuni trattamenti di nanofiltrazione, risorse acquifere inadatte all’uso potabile. E’ un settore che merita costante continuo impegno in quanto su di esso si gioca la qualità della vita e la vita stessa di larghe fette di popolazione.

C’è infine il problema del monitoraggio: per proteggere e per correggere bisogna conoscere. I metodi analitici degli inquinanti in matrice acquosa sono stati messi a punto e pubblicati in forme diverse, praticamente in tutti i paesi sviluppati del mondo. C’è però bisogno di metodi alternativi capaci di fornire risposte in tempo reale, capaci di controllare sistemi automatici di correzione, capaci di indicare in tempo reale gli eventuali inconvenienti prodottisi in un impianto acquedotistico. La sensoristica e la biosensoristica ci vengono incontro. I test di tossicità integrale rappresentano in tale linea un’ulteriore opportunità in quanto fornendo una risposta integrale ed in tempo reale ci affrancano, in una fase di urgenza, dalle analisi specifiche e puntuali che possono essere eseguite soltanto quando necessario.

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