L’acqua è di certo il composto più studiato. Non c’è branca della Scienza che non abbia fatto i conti con questa piccola molecola, essenziale per la vita (almeno di quella di cui siamo a conoscenza), fortemente correlata  con storia, archeologia, clima.

Dal punto di vista strettamente chimico si caratterizza per la presenza contemporanea di diversi tipi di legame fra l’idrogeno e l’ossigeno, ma è soprattutto il suo ruolo nei processi alla base della vita che da un lato affascina e dall’altro ne esalta il valore economico a danno dei più deboli e meno  ricchi di risorse.

La presenza dell’acqua per quanto detto è da sempre stata correlata alla possibilità di vita nei sistemi che la contengono. La recente conclusione di una ricerca, in atto da tempo, circa la presenza di questo composto su Marte, ha rappresentato una definitiva conferma di quanto in altre occasioni e sedi è stato ripetutamente ipotizzato. Tale ricerca si deve a Giovanni Picardi scomparso 3 anni fa ed alla collaborazione fra CNR, INAF, ASI e Università. Rispetto a precedenti contributi questo contiene una importante novità: il bacino idrico (assimilabile ad un lago terrestre) su Marte si trova ad una profondità di 1500 metri quindi al riparo dalle radiazioni e, soprattutto, in ambiente compatibile con la vita dei batteri, che potrebbero funzionare da preziosi testimoni di una vita che al suolo si è estinta.

La scoperta è stata resa possibile utilizzando l’eco delle onde lanciate dal radar MARSIS, che equipaggia la sonda europea MARS Express decollata da Bajkonur ben 15 anni fa, in volo orbitale a circa 250 km di altezza dalla terra di Marte. Marsis è dotato di due antenne che grazie allo spettro di frequenze disponibili  sono in grado di raccogliere segnali che provengono da una profondità massima di 5 km. Le temperature dovrebbero far ipotizzare che l’acqua sia allo stato solido, diversamente i dati della ricerca la definiscono allo stato liquido, quindi caratterizzata da un abbassamento crioscopico dovuto alla presenza nell’acqua di sali.

Parlando di acqua su Marte non si può omettere un ricordo di Giovanni Schiaparelli, che credette di individuare canali scavati un tempo dall’acqua su Marte e della missione Exomars che permise di trapanare il suolo di Marte fino alla profondità di 2 m anche in quell’occasione con lo scopo primario di evidenziare la presenza di acqua e, correlata ad essa, di vita sul pianeta Marte.

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