Articolo di Gabriele La Malfa

L’antilocapra (Antilocapra americana) è un mammifero ungulato che rappresenta l’unica specie vivente della famiglia degli antilocapridi, una famiglia di artiodattili ruminanti che un tempo popolava (con varie specie) buona parte dell’America settentrionale.
L’attuale area di diffusione dell’antilocapra va dalle zone meridionali del Canada fino alla bassa California messicana, sebbene popolazioni di una certa entità si possono trovare solo in alcune zone delle Montagne Rocciose.

Tra le sue peculiarità quella che maggiormente la contraddistingue è di sicuro la velocità. Difatti dopo il ghepardo risulta essere l’animale terrestre più veloce in assoluto (88 Km/h di velocità massima). Oltre a ciò detiene il primato assoluto sulle medie/lunghe distanze, basti pensare che su tratti di 6-7 km è arrivata a far registrare una velocità media di 56 km/h!

La sua collocazione evolutiva non è ancora del tutto chiara, tuttavia diversi scienziati/ricercatori la considerano una sorta di anello di congiunzione tra bovidi e cervidi, poiché presenta punti in comune con entrambe le famiglie; le corna, meglio di altri, sono uno di questi punti.

Grandi corna curvate all’indietro, con ramificazioni puntate in avanti, sono presenti in ambo i sessi, anche se nei maschi hanno dimensioni superiori (fino a 30 cm di lunghezza). Esse, come nei bovidi, sono cave e formate da una parte interna ossea, ma, come nei cervidi, sono rivestite esternamente da un astuccio corneo/lanoso che si rinnova annualmente.

Il periodo degli accoppiamenti è in autunno. I maschi formano harem di femmine che proteggono dai rivali scontrandosi in spettacolari e pericolosi combattimenti. La gestazione dura circa 7-8 mesi e le femmine danno alla luce i propri cuccioli (uno o, al massimo, due) in primavera.
I piccoli, come spesso avviene per le specie erbivore, sono piuttosto precoci, dopo appena pochi giorni dalla nascita sono già in grado di correre a più di 30 Km/h.

I suoi principali predatori naturali sono il lupo, il coyote, la lince rossa e il puma (i cuccioli possono essere predati anche dall’aquila reale). Ad ogni modo, senza timore di smentita, il vero pericolo per l’esistenza dell’antilocapra è rappresentato dall’uomo. Alcuni decenni fa, a causa di una caccia indiscriminata, la popolazione totale era scesa ad appena 20 mila unità. Oggi, fortunatamente, grazie alla preservazione del suo habitat e alle restrizioni sulla caccia, la popolazione ha subito un nuovo incremento (circa 2,5-3 milioni di esemplari totali).

Antilocapra_americana_male_(Wyoming,_2012)

Nella foto un esemplare maschio. L’antilocapra, nonostante il nome, è una stretta parente della pecora piuttosto che dell’antilope.
Il colore del suo mantello è alquanto caratteristico, marrone/rosso nella parte dorsale, bianco in quella ventrale e nei glutei, vistose strisce bianche sul collo.
L’altezza al garrese è di circa un metro e il peso varia da 45 a 60 Kg nei maschi e da 35 a 45 Kg nelle femmine.
In cattività alcuni esemplari sono arrivati all’età di 11-12 anni, mentre in natura si stima che la prospettiva di vita media, predatori permettendo, non superi i 7-8 anni.

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Il primo a lanciare l’idea di un micro-chirurgo introdotto nel corpo umano e trasportato dal sangue ai vari organi fu il fisico Richard Feynman. In una conferenza di fine 1959. Il futuro premio Nobel considerò la "fantasia d’ingoiare il chirurgo" come un’ipotesi realistica.

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