… ovvero l’evoluzione di Homo sapiens e del suo genoma metabolicamente identificativo

a cura del Prof. Antonello Senni

Ogni organismo vivente, quindi anche l’uomo, è una “macchina” composta da innumerevoli parti, ognuna delle quali svolge una funzione convergente al corretto sviluppo e funzionamento dell’organismo in tutte le sue parti, in tutte le sue fasi di vita e nella sua riproduzione a favore della specie. Ogni organismo vive in stretta connessione e dipendenza con l’ambiente naturale e da questo è condizionato nello sviluppare i propri organi, attraverso una serie di fenomeni che durano intere ere, cioè centinaia di migliaia di anni. Ogni organo, e quindi anche l’intero organismo, è, pertanto, forgiato e modellato in risposta delle condizioni ambientali perduranti.

L’evoluzione delle specie è il “fenomeno” che modella il DNA, e quindi l’organismo e tutte le sue parti, per essere in grado di realizzare il proprio ciclo vitale, cioè concepimento, nascita, sviluppo, riproduzione e morte, in risposta e in sintonia con le condizioni ambientali. Se queste tendono a modificarsi, l’organismo è costretto a modificare il proprio genoma, cui consegue o la modificazione dei propri organi, che sono adattati alle nuove condizioni o, in mancanza di tale adattamento, la scomparsa di quella specie nel nuovo ambiente.

Per l’uomo questo processo evolutivo, che lo ha portato da scimmia arboricola all’attuale mirabile struttura psichica, fisica ed emotiva, è durata ben 3,5 milioni di anni. In questo lungo periodo di tempo (solo apparentemente lungo secondo l’orizzonte temporale biologico dell’uomo, ma molto breve per i tempi dell’evoluzione biologica) l’organismo di Homo sapiens si è costruito “pezzo per pezzo” cioè organo per organo, funzione fisiologica per funzione fisiologica, in risposta e in armonia con le condizioni ambientali a contorno.

Le più pressanti condizioni ambientali che indirizzavano le caratteristiche di ogni organo e del risultante intero organismo, erano proprio quelle alimentari e di stile di vita, poiché l’introduzione di un certo tipo di cibo e di comportamento condiziona il funzionamento di tutti gli organi corporei, i quali durante millenni di evoluzione si strutturano anatomicamente (organicamente) e fisiologicamente (funzionalmente) in risposta a tale stile di vita e a tali nutri-alimenti.
Pertanto, per capire le patologiche divergenze, sia fisiche, sia funzionali che emotive, tra lo stile di vita paleolitico e quello attuale, dovremmo riscoprire lo stile di vita con cui relazionarci correttamente con il nostro genoma, che è ancora identico a quello ancestrale. Ciò vuol significare che se vogliamo capire perché l’attuale stile di vita ci sta facendo tanto soffrire psicofisicamente e ci sta lentamente uccidendo dobbiamo conoscere la nostra storia evolutiva, cioè tutto il percorso antropogenetico.

L’antropogenesi, cioè il processo di strutturazione definitiva e permanente dei singoli organi e dell’intero organismo umano, si è realizzato nel periodo da circa 3,5 milioni di anni fa fino a circa 180mila anni fa, allorquando l’Homo sapiens acquisì il genoma che ancor contraddistingue l’uomo moderno.
Dalle Driopitecine ancora a vita arboricola vissute circa 20 milioni discesero le Ramapitecine, vissute da 14 a 8 milioni di anni fa, le quali furono costrette a conquistare e ad evolversi nella savana, allorquando un lungo periodo di clima più fresco e secco causò la contrazione della foresta tropicale africana. Una lenta evoluzione portò intorno a 4-5 milioni di annifa alla selezione dei primi ominidi, gli Australopitheci. Molti sono i loro resti, il più famoso e completo dei quali è Lucy, un Australopithecus afarensis, vissuto 3,2 milioni di anni fa. Essendo bipede, Lucy ebbe la possibilità di far sviluppare quel potente strumento somatico, la mano, con la quale effettuare movimenti ed azioni molto fini, costruire, afferrare ed utilizzare preziosi strumenti esosomatici, quali ossa, legni, pietre ecc. a fini difensivi, di raccolta di cibo e di costruzione di rifugi. L’uso di un arto tanto sofisticato accelerò di molto l’ulteriore evoluzione degli ominidi fino a giungere a circa 2 milioni di anni fa al genere Homo. Per citarne solo alcuni, l’Homo habilis, capace di produrre rudimentali utensili in pietra scheggiata, l’Homo ergaster (1,8 milioni di anni fa), che affinò la costruzione di utensili ed ebbe un’ulteriore evoluzione psicofisica, tanto da poter trasmigrare dalle originarie terre africane in Eurasia. Nel Vecchio continente si selezionarono, occupandolo interamente, altre specie di Homo tra i quali l’Homo erectus, l’Homo heidelbergensis e l’Homo neanderthalensi.

Da un gruppo di Homo ergaster, rimasto in Africa, forse nell’attuale Etiopia, si selezionò un’altra specie, l’Homo sapiens, dall’aspetto molto diverso e dalle caratteristiche psicofisiche più evolute, il quale trasmigrò dall’Africa verso l’Eurasia e poi verso l’estremo oriente, l’Oceania e, attraverso lo stretto di Bering, verso le Americhe. L’Homo sapiens imparò ad accendere il fuoco per scaldarsi e per difendersi, a costruire armi rudimentali ma capaci di cacciare grandi animali e a stabilirsi in accampamenti. Sviluppò il linguaggio, che favorì l’organizzazione degli uomini in tribù.

Articoli correlati

Muso con un lungo rostro anteriore a forma di cazzuola e singolari mascelle protrudibili (ossia che si possono estroflettere), senza dubbio il nome di squalo goblin (squalo folletto) risulta indovinato per questo particolare animale marino.

I mantoidei (Mantodea) formano un corposo ordine di insetti pterigoti, che conta circa 2000 specie diffuse soprattutto nelle regioni a clima caldo e mite (ossia quelle tropicali e temperate). Tra tutte le specie di mantoidei la mantide religiosa (Mantis religiosa) è una tra le più comuni. In Italia è diffusa su tutto il territorio nazionale, dalle zone prealpine a quelle costiere (isole comprese).

Il 29 settembre è diventata una data nota a molti in quanto ad essa è stata dedicata una popolare canzone degli anni 60. A me piacciono le canzoni, ma da buon ricercatore, quale spero di essere, non posso non ricordare che quella data è importante per tutto il mondo per ben altro motivo, è la data di nascita di Enrico Fermi, il ragazzo di via Panisperna e Nobel per la Fisica, nato a Roma nel 1901, come si diceva, il 29 settembre.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.