a cura di Gabriele La Malfa

Tra i vertebrati la classe degli anfibi è quella che meglio rappresenta il fenomeno della neotenia, ovvero compiere tutto il ciclo vitale conservando molte delle caratteristiche morfologiche e fisiologiche dello stadio larvale. E’ risaputo che la maggior parte degli anfibi urodeli (come tritoni e salamandre) in caso di ambienti poveri di nutrimento e con poco iodio, possono riprodursi e sopravvivere nella forma piccola e meno dispendiosa (alimentarmente) dello stadio larvale – il meccanismo che blocca la metamorfosi in adulto sembra essere primariamente collegato alla disponibilità di iodio. Tuttavia vi sono anche alcune rare specie che tendono a conservare lo stadio giovanile per tutto l’arco della loro vita. Tra queste, probabilmente, la più rappresentativa è quella dell’Ambystoma mexicanum, comunemente chiamato axolotl.

L’axolotl è una salamandra neotenica endemica del lago di Xochimilco, un antico bacino idrico situato nella Valle del Messico, ad appena 20 km da Città del Messico. Sebbene diversi esemplari siano allevati in cattività, recenti studi fanno supporre che, purtroppo, in natura sia estinto.

L’indagine venne condotta nel 2014 da un’equipe della National Autonomous University in Messico e si è svolse intorno al lago Xochimilco (unico areale conosciuto dell’axolotl). Malgrado una meticolosa indagine, in oltre tre mesi di ricerca non venne rinvenuto alcun esemplare della specie.
Tale risultato non fu, però, un “fulmini a ciel sereno”, in quanto segnali inequivocabili del forte ed allarmante declino degli axolotl erano evidenti già da diversi anni. Basti pensare che un rilevamento fatto nel 1998 aveva registrato circa 6000 esemplari per km quadrato, mentre a distanza di soli dieci anni (2008) tale numero era sceso ad appena 100 esemplari per km quadrato!

Non stupisce che l’uomo abbia giocato un ruolo fondamentale nel declino di questo anfibio. Prima gli Aztechi (XIV secolo d.C.) che lo usavano come parte preponderante della loro dieta, poi l’inquinamento del “mondo civilizzato”, che ne ha gradualmente compromesso l’habitat, decimandone l’intera popolazione!

L’axolotl respira l’ossigeno disciolto nell’acqua, un paio di ciuffi branchiali, composti da tre branchie esterne ognuno, si trovano dietro la testa e vengono utilizzati per smuovere ed ossigenare l’acqua, ulteriori quattro branchie esterne, allineate ai ciuffi branchiali anteriori, si trovano nascoste nella parte posteriore e costituiscono i principali organi di assorbimento.
Altra caratteristica larvale conservata è la pinna dorsale propria dei “girini”, che percorre quasi tutta la lunghezza del suo corpo.
Sebbene non si abbiano informazioni certe, si ritiene che in natura l’animale si riproduca quasi esclusivamente per pedogenesi, poiché solamente in casi eccezionali si sviluppa allo stadio adulto completo. La pedogenesi è una riproduzione verginale, partenogenesi (sviluppo dell’uovo senza fecondazione), che avviene in organismi di sesso femminile allo stadio giovanile/larvale.

L’axolotl ha una lunghezza massima che varia dai 15 ai 45 cm (la media si assesta sui 23 cm) ed è caratterizzato dall’avere 4 differenti pigmentazioni della pelle:
albino, bianco-dorato con occhi e frange delle branchie rosso chiaro;
assantico, grigio-olivastro con macchioline dorate sulla pelle;
leucistico, bianco-rosato con occhi neri e branchie nero-viola-rosse;
melanoide, totalmente nero-bruno senza macchioline dorate.

L’axolotl ha notevoli capacità rigenerative, infatti, se danneggiato, è capace di rigenerare arti, polmoni, midollo spinale e persino parti del cervello. Tali capacità sono motivo di approfonditi studi e sembra derivino da cellule molto simili a quelle staminali adulte presenti nei mammiferi.

La variante “assantica” (pelle grigio-olivastra con macchioline dorate) è quelle più frequente, gli occhi non sono dotati di palpebre. I quattro arti sono piccoli ed esili, a testimonianza della propensione chiaramente acquatica. La sua dieta è carnivora, si ciba di qualsiasi animale, purché alla portata della propria bocca, dai pesciolini ai piccoli crostacei e molluschi.

Nella foto la variante leucistica. L’axolotl è piuttosto longevo, infatti può arrivare all’età di 15 anni (nella quasi totalità dei casi passati allo stadio larvale).
Il nome comune deriva dal nahuatl (lingua originaria della popolazione azteca) “a’tl-xolotl” e vuol dire mostro acquatico (a causa del suo aspetto).

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