a cura di Giovanna Pagani (inviata a Katowice)

Si è corso il rischio di un clamoroso flop, viste le posizioni rigide di alcuni , vedi la Polonia che sul carbone, che rappresenta la sua primaria fonte d’energia, non intende discuterne o di alcuni altri Stati scettici rispetto al grido d’allarme degli scienziati. I lavori a causa di queste posizioni e incertezze si sono allungati oltre il previsto, infatti invece di venerdì 14 si sono conclusi il giorno dopo alle 22,20.

Si deve ringraziare il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha “tirato le orecchie” a tutti i partecipanti invitandoli a raggiungere comunque un accordo: “Sprecare l’opportunità di Katowice – ha detto – comprometterebbe le nostre ultime possibilità di fermare la corsa del cambiamento climatico. Questo non sarebbe solo immorale, sarebbe un suicidio“. “È ora – ha aggiunto – di raggiungere dei compromessi politici. Questo significa sacrifici individuali, ma che porteranno benefici a livello collettivo”.

Si è così raggiunto un tiepido accordo nel ribadire la volontà di attenersi ai punti già accettati nel 2015 a Parigi, cioè di non superare la soglia dei + 2° C. di temperatura globale.

Il vice-ministro polacco dell’Ambiente, Michal Kurtyka, tutto trionfante alla chiusura dei lavori di Katowice ha affermato: -“È stato un cammino lungo. L’impatto del pacchetto di misure che abbiamo deciso è POSITIVO PER IL PIANETA. Ci avvicina a concretizzare le ambizioni dell’Accordo di Parigi”- Ma di questo avviso non tutti sono d’accordo, secondo le organizzazioni non governative, non è sufficiente. E riflette le DIVISIONI emerse tra i governi.

Le prime avvisaglie di una conferenza particolarmente difficile, d’altra parte, erano arrivate già nei primi giorni di “trattative”. Nel corso dei quali, normalmente, sono soltanto i tecnici a confrontarsi. Ma gli ostacoli sono apparsi talmente complessi da aver richiesto già dopo due giorni di lavori l’intervento dei rappresentanti politici.
Le difficoltà sono state evidenti, poi, quando è stata pubblicata la PRIMA BOZZA di conclusioni finali, sabato 8 dicembre. Colma di questioni ancora da DIRIMERE. In particolare, quattro nazioni – Stati Uniti, Arabia Saudita, Russia e Kuwait – hanno insistito per non inserire parole che lasciassero intendere un sostegno alle conclusioni dell’ultimo rapporto dell’IPCC sul clima. Secondo il quale, di questo passo, il mondo potrebbe raggiungere i +1,5 GRADI CENTIGRADI già nel 2030.

INTERVISTA A RICCARDO VALENTINI
Sappiamo che Valentini è uno scienziato di fama internazionale che dal primo COP a quello di oggi è stato sempre presente. E’ un membro importante dell’IPCC e uno dei responsabili della commissione scientifica di Accademia Kronos. A Katowice è stato avvicinato da molte radio e TV per interviste, Giovanna ha registrato parte dell’intervista che lo scienziato a concesso a Vatican News: “La situazione è molto complicata –perché rientrano in questa discussione anche temi economici di scala globale, il rapporto Stati Uniti-Cina: questo non facilita le discussioni”. A Katowice non è stata raggiunta neppure una posizione condivisa sul rapporto speciale del panel di scienziati Onu IPCC sugli effetti del riscaldamento climatico a 1,5°. Lo studio, chiesto dai Paesi firmatari dell’accordo di Parigi, stabilisce che le emissioni dovrebbero essere ridotte almeno del 45 per cento a livello globale entro il 2030. Stati Uniti, Arabia Saudita, Russia e Kuwait, tuttavia, non riconoscono le conclusioni. La stessa Polonia, che ricava dal carbone l’80% della sua energia, si rifiuta di abbandonare il combustibile fossile. “L’accordo di Parigi deve andare in vigore nel 2020 – prosegue Riccardo Valentini – potrebbe essere un’opzione quella di lasciare alcuni punti irrisolti a successiva sessione. Sicuramente io credo sia meglio avere già da adesso anche un accordo non perfetto, ma non tornare indietro“.

LE REAZIONI A QUESTO SUMMIT SUL CLIMA
A due mesi dalla pubblicazione di quel documento, la Cop 24 rappresentava un’opportunità per adottare regole utili a contenere la TEMPERATURA entro i limiti prefissati. Il testo approvato sabato rappresenta una prima base. Ma OMETTE ELEMENTI ESSENZIALI per rendere la transizione giusta, inclusiva, equa e per dare risposte ai più VULNERABILI“, ha commentato in un comunicato la Réseau Action Climat, della quale fanno parte decine di associazioni ambientaliste.

Secondo gli ambientalisti, l’accordo raggiunto alla Cop 24 di Katowice non tutela a sufficienza le popolazioni più vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici.
In particolare, spiegano, “il documento non include i temi dei DIRITTI UMANI, della SICUREZZA ALIMENTARE, dell’UGUAGLIANZA DI GENERE”. Inoltre, “benché 128 milioni di dollari siano stati promessi per il Fondo d’adattamento, le regole decise sono troppo poco stringenti per garantire che tali stanziamenti siano reali”.

“Alla Cop 24 i popoli più vulnerabili sono stati abbandonati”

Ancor più negativo il giudizio di Clément Sénéchal di GREENPEACE, secondo il quale “si è scavato un fossato tra la realtà dei cambiamenti climatici descritta dalla SCIENZA, con le sue conseguenze drammatiche per le popolazioni di alcune regioni del mondo, e l’azione POLITICA. La Cop 24 ha offerto il triste spettacolo di nazioni che difendono i loro INTERESSI ECONOMICI E INDUSTRIALI, mentre quelle più vulnerabili si giocano la sopravvivenza. La realtà è che quei popoli sono stati ABBANDONATI“.

Inoltre, il BRASILE del presidente in pectore di ultra-destra Jair Bolsonaro ha bloccato le trattative sul mercato mondiale delle EMISSIONI DI CO2. Sistema che dovrebbe rappresentare un deterrente economico per chi inquina – in quanto costretto a pagare per ogni tonnellata di emissioni – ma sul quale i governi non hanno trovato un accordo per quanto riguarda la CONTABILIZZAZIONE della CO2 dispersa nell’atmosfera.

Le ong, inoltre, hanno puntato il dito contro “la presidenza debole della POLONIA che ha limitato la portata del testo”. Ma anche nei confronti della FRANCIA di Emmanuel Macron, “che si era lanciata in progetti diplomatici come il One Planet Summit ma la cui presenza politica a Katowice è stata talmente ridotta al minimo da averne COMPROMESSO il ruolo di leader mondiale in seno alle Nazioni Unite“.

Infine, resta irrisolto il tema chiave della lotta ai cambiamenti climatici: quello dei cosiddetti Indc (Intended Nationally Determined Contributions). Ovvero delle promesse di riduzione delle emissioni di CO2 che furono avanzate dai singoli governi prima della COP 21, nel 2015. Secondo quegli impegni, infatti, la temperatura media globale, alla fine del secolo, aumenterà di OLTRE 3 GRADI CENTIGRADI. È chiaro, perciò, che il successo dell’umanità nella battaglia per salvare il CLIMA dipenderà dalla revisione di tali promesse.

Alla fine anche questa volta le scelte importanti per salvare il mondo dalla catastrofe climatica sono state rinviate alla prossima COP 25, che si terrà a Santiago, in CILE, nel novembre del 2019…

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