a cura di Marco Mancini (fonte: GreenStyle)

Per contenere il riscaldamento globale entro la soglia dei 2°C entro il 2100, le emissioni di gas serra del settore agricolo (C02 esclusa) dovranno essere ridotte di una gigatonnellata all’anno a partire dal 2030. La stima è stata effettuata dai ricercatori dell’Università del Vermont, che lanciano l’allarme sul rischio di fallimento dell’accordo sul clima siglato alla COP21 di Parigi.
L’analisi rivela che gli interventi di riduzione delle emissioni programmati finora nel settore agricolo riusciranno a soddisfare appena il 21-40% della quota necessaria. Gli autori avvertono che gli sforzi compiuti dai governi per abbattere l’impatto ambientale dei trasporti, dell’industria e del settore energetico non sono sufficienti a mitigare i cambiamenti climatici.

Lini Wollenberg, tra gli autori principali dello studio, ha spiegato che la volontà dei Paesi di ridurre le emissioni di gas serra dell’agricoltura oggi non è accompagnata da una strategia adeguata, in grado di offrire soluzioni pratiche e attirare investimenti.
L’agricoltura è responsabile del 35% delle emissioni prodotte nei Paesi sviluppati e del 12% delle emissioni generate nelle nazioni in via di sviluppo. Nei prossimi anni l’incremento demografico e il boom economico attesi nei Paesi in via di sviluppo faranno lievitare ulteriormente il fabbisogno alimentare, mettendo a rischio il raggiungimento dei target climatici nel settore agricolo.

Il professor Pete Smith, co-autore dello studio, è convinto che la sfida possa essere vinta parzialmente con le tecnologie già disponibili sul mercato, incentivando l’adozione di pratiche di coltivazione sostenibili. Smith propone di incrementare gli allevamenti a basso impatto; utilizzare tecnologie irrigue a risparmio idrico; incentivare il sequestro della CO2; aumentare le tasse sul carbonio.

Gli scienziati contano anche sullo sviluppo di tecnologie più efficienti e nuovi metodi di allevamento e coltivazione a basso impatto. Tra i più promettenti figurano gli inibitori di metano, in grado di ridurre del 30% le emissioni delle mucche da latte; specie bovine che producono meno metano; varietà di cereali che rilasciano meno ossido di azoto. La filiera agroalimentare dal suo canto è chiamata a ridurre gli sprechi dal campo alla tavola. I governi dovranno incentivare l’adozione di diete più sostenibili per l’ambiente.

Lo studio dell’Università del Vermont arriva in contemporanea alla pubblicazione di un report che identifica l’agricoltura come la prima causa singola di inquinamento atmosferico in Europa. L’analisi, condotta dall’Earth Institute della Columbia University, ha rivelato che i composti azotati utilizzati per fertilizzare il terreno e le emissioni di ammoniaca degli allevamenti vanno a sommarsi alle sostanze inquinanti prodotte dalle industrie.
Un mix letale: il particolato penetra nei polmoni, causando problemi respiratori e cardiaci. Ridurre l’impiego di fertilizzanti azotati secondo gli esperti è una strada poco praticabile, perché si tratta di nutrienti fondamentali per garantire una buona resa delle colture. I governi devono concentrarsi sulla riduzione delle emissioni delle auto diesel e delle centrali fossili per ridurre la formazione delle polveri sottili.

Articoli correlati

La rituale disamina della stima delle temperature medie globali dell’anno passato, mediante l’analisi dei dati grezzi e grigliati, mostra come il 2017 non abbia battuto il record stabilito un anno prima dal 2016, ma ci sia andato comunque molto vicino. Infatti, nella classifica degli anni più caldi, il 2017 si colloca al secondo posto sopra il 2015, con valore di anomalia, + 0,51o °C rispetto al periodo 1981-2010, +1o °C rispetto all’inizio del secolo.

Ogni anno si stima che nel periodo estivo vengano abbandonati 50 mila cani e 80 mila gatti, di cui una buona percentuale (soprattutto cani) muore per stenti o travolti sulle strade. Solo lo scorso anno in Italia erano stati censiti più di 700 mila cani randagi. Alcuni di questi hanno trovato nuovi e "civili" padroni, altri sono finiti nei canili e la maggior parte è morta.

COMMENTA

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.