a cura di Franco Floris

La “stortura” del sistema, la breve vita degli elettrodomestici e di tutti gli oggetti che usiamo quotidianamente è calcolata a tavolino, un sistema ideato per produrre di più ma, soprattutto, per aumentare esponenzialmente i guadagni.

Le conseguenze? Devastanti: abbiamo creato un sistema di consumi tossico e una cultura dello spreco che genera montagne di rifiuti. Tutto questo, come ben sappiamo, ha una drammatica ricaduta sull’ambiente e favorisce la concentrazione della ricchezza in poche mani, a discapito di tutti gli altri “comuni mortali”.

Giarini e Stahel (I limiti della certezza, 1993), grandi studiosi di economia dichiarano “il vero valore risiede in ciò che fanno le cose e nella loro durata, non nella loro produzione e commercializzazione“. Ecco che i rifiuti, da problema, possono trasformarsi in una ricchezza infinita: si calcola che utilizzando la tecnologia attuale potremmo sfruttare solo un decimo delle materie prime oggi adoperiamo, il resto delle risorse necessario sarebbe fornito ridando nuova vita ai rifiuti. Stiamo parlando di economia circolare, un sistema che ormai è una realtà. Questo approccio virtuoso può creare migliaia e migliaia di posti di lavoro, molti imprenditori sono disponibili ad investire sul riutilizzo dei rifiuti.

In un prossimo futuro chi controllerà il rifiuto controllerà il mercato (sperando, ovviamente, che non cada in mani sbagliate)… Il rifiuto va raccolto, trattato e smembrato, trasformato in altri prodotti, commercializzato e riutilizzato. In Italia sono pochissime le aziende capaci di fare vera economia circolare e queste poche, non essendo tutelate, rischiano di trasferirsi all’estero o peggio ancora di chiudere. Tutto questo per colpa di un sistema vecchio, superato e farraginoso, oggi inadatto e che, in alcuni casi, rema addirittura contro.

Ogni regione applica ed interpreta le norme in materia di gestione e riciclo del rifiuto in modo quasi autonomo, manca una regia nazionale! Per proteggere tali iniziative imprenditoriali, basate sull’economia circolare, sarebbe necessario creare un registro di queste aziende, così che possano entrare a far parte di un circuito protetto (le aziende che fanno realmente economia circolare oggi attive si contano sulle dita di una mano).

Il Ministero dell’Ambiente dovrebbe avere la possibilità e il potere di fare molto di più, quindi essere dotato di portafoglio e di un potere paragonabile a quello riconosciuto al Ministero dell’Economia: il futuro economico del Paese, e non solo, passa attraverso le politiche ambientali, non ci vuole molto a capirlo…

Secondo il modo di vedere puntare sull’economia circolare è giusto ed obbligatorio, i governi devono attivare politiche industriali e fiscali per agevolare la grande economia ecologica, fatta da uomini consapevoli e non da sole macchine!

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