L’efficienza energetica può aiutare a farci uscire dalla crisi economica

L’efficienza energetica può aiutare a farci uscire dalla crisi economica

articolo di Marcello Ortenzi (Teatro Naturale)

Le politiche energetico-climatiche italiane/ europee si sono rivelate finora costose e inefficaci. L’Italia dovrebbe avere il nuovo obiettivo al 2020 di ridurre l’intensità energetica del 15% rispetto al 2010 e del 25% nel 2030.

L’efficienza energetica e, in modo più estensivo, le spinte per un impiego razionale delle fonti energetiche, rappresentano elementi imprescindibili nel processo di evoluzione e maturazione del settore energetico. La promozione delle misure di efficienza energetica, in particolare, coinvolgono in modo determinante: le imprese che fanno ricerca e producono soluzioni per l’efficienza, i venditori di queste soluzioni e i clienti finali che decidono di utilizzare le soluzioni proposte.
La sesta Conferenza nazionale sull’efficienza energetica, organizzata dall’associazione ambientalista “Amici della Terra” e svoltasi in una due giorni a dicembre a Roma, ha fatto il punto sulle politiche energetico-climatiche italiane, ma anche europee.

La Conferenza è stata aperta con l’analisi dell’ultimo rapporto sull’efficienza energetica redatto dall’associazione stessa. Secondo i dati del 2013 e del 2014 l’Italia ha sostanzialmente raggiunto, con sei anni di anticipo, gli obiettivi delle politiche energetico-ambientali dell’Unione Europea contro i cambiamenti climatici. Infatti, nel 2014 le emissioni di gas serra in Italia sono diminuite di circa il 19% rispetto al 1990 in relazione ad un obiettivo generale per l’UE del 20% per il 2020; la penetrazione delle fonti rinnovabili nei consumi finali di energia in Italia ha raggiunto nel 2014 circa il 17%, conseguendo l’obiettivo obbligatorio al 2020 fissato dall’UE al 17%; nel 2014 il consumo di energia primaria (utilizzato come indicatore per l’efficienza energetica) ha segnato una riduzione di circa il 31% (superiore a quella del 20% fissata come obiettivo 2020 dalla UE) rispetto ai consumi previsti dallo scenario riferimento indicato dalla UE. La medesima situazione si riscontra anche negli altri Paesi europei. Per l’associazione i dati sono positivi limitatamente perchè si consuma meno energia soprattutto a causa della crisi. Le politiche energetico-climatiche italiane ed europee, infatti, si sono rivelate costose e inefficaci: questo è emerso nel corso del primo tavolo di lavori. Sono necessarie misure nuove e l’associazione non ha mancato di dare la sua “ricetta italiana”. Questa ricetta indicata dalla Presidente Rosa Filippini, consiste nell’adozione dell’efficienza energetica come perno delle politiche di ripresa economica. Se l’Italia sarà in grado di valorizzare la tradizionale capacità delle proprie imprese di innovare i processi produttivi attraverso tecnologie efficienti, la svolta può divenire la ricetta da portare in sede comunitaria per la definizione di nuove politiche energetico-ambientali per il 2030, perché i nuovi obiettivi fissati dall’UE appaiono poco credibili.

Il perno della proposta dell’Associazione è l’adozione di un diverso indicatore rispetto al calo dei consumi utilizzato nel PAN e dalla Strategia Energetica Nazionale, che possa esprimere il miglioramento di efficienza energetica in modo collegato alla crescita della competitività del Paese.
L’intensità energetica, che esprime il rapporto tra un’unità di ricchezza o produzione e la quantità di energia necessaria per realizzarla, è un indicatore che consente, molto meglio dell’andamento dei consumi, di registrare l’effettivo miglioramento dell’efficienza energetica nelle attività di produzione o consumo. La direttiva 2012/27/UE, in base all’articolo 3, consente agli stati membri di stabilire un obiettivo 2020 di efficienza energetica formulato in termini di intensità energetica e non solo di riduzione dei consumi. C’è bisogno, inoltre, di un programma europeo di riduzione della quantità di energia impiegata per unità di prodotto o di servizio con lo scopo di ridurre i consumi e le emissioni di CO2. Un programma che deve essere corredato da obiettivi per macrosettori specifici. L’Italia dovrebbe avere il nuovo obiettivo al 2020 di ridurre l’intensità energetica del 15% rispetto al 2010 e del 25% nel 2030.

Per dare concretezza a ciò, sarebbe necessario che il nuovo obiettivo globale di riduzione dell’intensità energetica per il 2020 sia strettamente collegato a obiettivi nei vari settori di miglioramento dell’efficienza energetica, in modo particolare nel settore industriale, terziario, agricoltura, trasporti e residenziale. Poi un’altra proposta ha riguardato il superamento della tariffa progressiva utilizzata per i consumatori che penalizza gli usi efficienti del vettore elettrico. Il decreto ministeriale del 20 dicembre 2012 prevedeva la rimozione di questa distorsione e l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas a metà 2014 ha in effetti deliberato l’avvio, in forma sperimentale, di una nuova tariffa dedicata che attenua la progressività. Anche la direttiva 2012/27/UE chiede che nei paesi membri vengano rimosse le barriere di natura tariffaria che ostacolano la diffusione degli usi e fficienti del vettore elettrico. La norma di recepimento di questa indicazione, così come formulata nel comma 2 dell’articolo 11 del Dlgs n. 102/2014, appare riduttiva agli Amici della Terra che propongono di rendere definitiva la nuova tariffa e di correggerla in modo che l’attuale distorsione, derivata dalla progressività che penalizza gli usi efficienti del vettore elettrico, sia superata in modo efficace.

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