a cura del Prof. Luigi Campanella

Si è chiuso (il passato dicembre) a Madrid il vertice ONU sui cambiamenti climatici. Un piccolo Paese, il Costa Rica, ha cercato di convincere i grandi intransigenti a scendere a patti per salvare il Pianeta. Purtroppo non ci è riuscito. Al momento quindi, come fu a Katowice per la COP24 tutto è rinviato alla COP26. Nonostante promesse ed aspettative la COP25 si è rivelata un fallimento, arenata su un art. il n.6 riguardante la regolazione globale del mercato del carbonio. Di fronte all’emergenza, a parte i Paesi già esposti agli effetti della crisi, fra questi l’Italia, nessuno ha mostrato la volontà di un impegno alla riduzione delle emissioni, negando ciò che invece è sotto gli occhi di tutti, l’emergenza ambientale.

Esistono, ormai è chiaro, due blocchi contrapposti: da una parte le grandi potenze (USA, Brasile, Cina, Australia, Arabia Saudita) che non intendono, a parte minimi correttivi, rivedere le loro politiche energetiche (quindi penalizzano le politiche di aiuto ai Paesi più poveri del Pianeta, vittime dei cambiamenti climatici causati proprio dai Paesi industrializzati). Dall’altra l’Europa che si è invece impegnata per la riduzione delle emissioni e per il raggiungimento della carbon neutrality entro il 2050: un piano ambizioso con un fondo da 100 miliardi da destinare a regioni e settori più vulnerabili per favorire la riconversione energetica di tutta l’industria Europea ed oltre 50 iniziative da assumere e completare entro il 2050.

Va dato riconoscimento al nostro Paese ed a chi lo rappresentava nella sede COP25 (il Ministro Costa) di essersi adoperato per sostenere i Paesi più poveri del mondo che dovranno, più degli altri, adattarsi ai cambiamenti climatici e per trovare formule di collaborazione ed assistenza verso i poli del Sud del mondo. Tornando al citato art.6, senza decisioni su di esso se ne va una parte importante del testo di un possibile accordo. I negoziatori avrebbero dovuto menzionare il rispetto dei diritti umani all’interno del meccanismo previsto nell’articolo relativo alla compravendita dei crediti di carbonio e questa citazione non era condivisa.

Dal 2020 l’attuale sistema il Cdm (Clean development mechanism) istituito nel 1997 nel protocollo di Kyoto sarà sostituito dal Sdm (Sustainable development mechanism) di cui si parla per l’appunto all’art.6 dell’accordo di Parigi. Entrambi permettono a paesi ed imprese di ridurre le proprie emissioni acquistando compensazioni da progetti realizzati altrove. Il problema però è che in tutto questo vengono dimenticati i diritti umani delle comunità locali e che le compensazioni avvengono senza consultazione degli autoctoni, che spesso vengono danneggiati dalle compensazioni.

Intanto un nuovo sondaggio realizzato da Amnesty International mostra che i cambiamenti climatici sono in cima alla lista delle sfide del nostro tempo per i giovani fino a 25 anni, di fatto denunciando che colpevolmente si allarga la distanza fra generazioni!

Articoli correlati

Sulla base del nostro invito rivolto a soci, amici e lettori circa l’indagine per scoprire se la raccolta differenziata dei rifiuti nei comuni segua la regolare filiera, dalla porta a porta all’ente di trasformazione della materia seconda, le adesioni non sono mancate e molti hanno iniziato ad interessarsi. Pertanto volta per volta daremo i risultati. Al momento abbiamo il primo risultato che, guarda caso, interessa il comune che ospita la sede legale di Accademia Kronos. Stiamo parlando di Ronciglione in provincia di Viterbo.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.