Nella foto – Leonardo da Vinci Due studi di granchio (1478-1482 circa) penna e inchiostro bruno Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud, Colonia

Sono esattamente 500 anni dalla morte del genio dei geni, tutto italiano. Su di lui hanno scritto di tutto, ma poco o niente della sua passione verso la natura e le sue creature. L’articolo di Michele Mauri, apparso l’altro giorno sulla Rivista della Natura, sembrerebbe confermare ciò.

a cura di Michela Mauri (fonte: RivistaNatura.com)

Palazzo Reale a Milano ha aperto le porte per la più grande mostra mai realizzata in Italia dedicata a Leonardo: “Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo“. Curata da Pietro Marani e Maria Teresa Florio, la rassegna resterà aperta fino al 19 luglio. Raccoglie oltre duecento opere provenienti da musei e istituzioni di tutto il mondo, tra cui Louvre, Royal Collection di Windsor, National Gallery Art di Washington, Pinacoteca Ambrosiana, Musei Vaticani.

Di Leonardo si è scritto e detto molto. Spesso gli sono state attribuite anche invenzioni che in realtà non gli appartengono e altrettanto di frequente la sua figura è stata riletta in chiavi originali, ma non sempre aderenti al vero. Qualcuno ogni tanto ha messo in luce la sua sensibilità verso la natura, e questo invece è un dato di fatto. Magari è un azzardo affermare che con lui sia nata l’ecologia (è stato detto anche questo), ma certamente la sua genialità si è espressa anche in questo campo. Fu il primo scienziato che studiò la natura non per dominarla, ma semplicemente per comprenderla.

Leonardo ebbe un profondo rispetto per tutte le forme di vita e manifestò sempre un enorme interesse, quasi una venerazione, per la complessità e la varietà della biosfera. Non smise mai di pensare che l’ingegnosità della natura fosse superiore al disegno umano e comprese che sarebbe stato saggio rispettarla e imparare da essa.

Nei suoi lavori rappresentò spesso piante nel loro habitat e molti disegni testimoniano quanto fossero avanzati i suoi studi botanici, quando la botanica era ancora in una fase puramente descrittiva ed era considerata perlopiù accessoria alle arti medicamentose. La Sala delle Asse al Castello Sforzesco di Milano offre uno straordinario esempio di questa sua sensibilità. Ma anche celebri dipinti, come la Vergine delle Rocce, rivelano la sua straordinaria capacità di restituirci una traduzione scientifica dell’immagine visiva, che in Leonardo non è solo un’impressione della realtà, ma una sua accurata documentazione.
In mostra a Milano ci sono altri efficaci esempi: due studi di granchio, studi per un orso incedente, paesaggi, studi sul movimento del cavallo, studi sul corso e sui gorghi dell’acqua e i meravigliosi diluvi.

C’è poi un altro aspetto importante: Leonardo da Vinci è stato pittore, scienziato e ingegnere, uomo di ingegno e talento universale. Questa sua capacità di dedicarsi contemporaneamente a più studi e di leggere la complessità e la profondità dei fenomeni naturali restituisce agli occhi di un moderno osservatore la figura di un uomo che aveva già elaborato un approccio olistico. In tal senso forse non è poi così azzardato affermare che la sua piena sintesi di arte e scienza era già intrisa di consapevolezza ecologica.

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  • Isabella meloncelli 3 Giugno 2019 at 18:27

    Impostazione ammirevole

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