a cura del Prof. Luigi Campanella

La Società Chimica Italiana è da tempo impegnata nella valorizzazione dell’Etica in Chimica, tanto da essere stata la prima società scientifica a proporre una sorta di giuramento del chimico, simile a quello dei medici di ippocratiana memoria. L’etica può essere considerata come un sistema di regole morali finalizzate al rispetto dell’ “altro”, sia esso una persona, un animale, l’ambiente o il patrimonio culturale.

I principi etici del chimico, ribaditi in sede EUCHEMs dai component, il gruppo di lavoro SCI sull’Etica, fanno riferimento a quelli che possiamo definire come i caratteri distintivi della Chimica all’interno delle Scienze. Tali caratteri sono la creatività, la flessibilità e il carattere prevalentemente induttivo della conoscenza, quindi sperimentale della ricerca per accrescerla. Il chimico è forse lo scienziato più vicino all’arte, proprio per il carattere creativo della propria attività finalizzata alla costruzione di nuove molecole a partire dai tasselli costituenti, cioè gli atomi dei vari elementi coinvolti. Tale creatività comporta un impegno etico: si pongono infatti due questioni relative alla responsabilità dell’uso delle molecole create, talvolta molto diverse o addirittura in contrasto con quelle che ne hanno stimolato la scoperta. C’è poi l’aspirazione ad un prestigio professionale a seguito di tale scoperta che può indurre ad una esaltazione della sua utilità con conseguenze negative rispetto ad aspettative che possano derivare da tale esaltazione (si pensi alla scoperta di nuovi farmaci per combattere malattie molto resistenti ad essere debellate).

La flessibilità della Chimica ne ha consentito l’impegno con successo prima, negli anni del dopoguerra e del boom economico, nella direzione del mercato e dell’economia con una colpevole disattenzione verso gli aspetti della salute, della sicurezza, della protezione ambientale e dopo, negli anni ’70-’80, verso la soluzione dei problemi igienico-sanitari, ambientali, alimentari, della sicurezza (in parte di certo derivati da quel comportamento colpevole).

Questi due volti della Chimica meritano e chiedono di essere perseguiti entrambi con un giusto equilibrio, superando le convenienze di mercato e di accesso ai finanziamenti, anche sacrificando, come sistema complessivo della ricerca, una parte delle libertà individuali di ricerca.

C’è infine l’aspetto della sperimentazione che può apparire un argomento al quale risulta difficile riferire considerazioni etiche. Non è così: si pensi alla sperimentazione animale, all’accanimento terapeutico, all’atteggiamento rigorosamente positivista rispetto al metodo scientifico, alla responsabilità verso la sicurezza degli altri in laboratorio. In tutti questi casi invocare limitazioni alla sperimentazione risponde a precise esigenze morali che ne fanno un problema di etica. Questi punti base sono stati dalla SCI riproposti in sede di gruppo Europeo Euchems di Etica, per giungere e contribuire ad un documento che giustifichi, con l’impegno delle altre Società Chimiche europee, prima fra tutte quella tedesca che insieme alla SCI ha promosso questa iniziativa, la trasformazione del GdL sull’Etica in una Divisione Euchems.

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