a cura del Prof. Luigi Campanella

Rilevo con piacere che il mondo della Scienza, della ricerca e delle professioni pone crescente attenzione ai problemi dell’etica, mentre purtroppo altri settori sono continuamente agitati da episodi, anche gravi, di mancanza di etica, di corruzione, di degrado morale. Proprio in questi giorni si è svolto ad esempio a Roma un convegno dedicato all’Etica da parte dei radiologi protezionisti nel quale sono stati trattati i peculiari aspetti di una professione per la quale il rapporto costi/benefici, l’ottimizzazione della dose, la comunicazione al paziente assumono toni delicati e drammatici, anche in relazione agli aspetti di costi e di sicurezza delle strumentazioni usate.

La Chimica è stata forse la prima disciplina non medica a dotarsi di un decalogo etico di guida. E’ significativo questo dato di priorità della Chimica verso l’etica, tenuto conto che la Chimica è stata la disciplina scientifica, con l’omonima industria ad essa direttamente collegata, artefice del boom economico (società della plastica, premio Nobel a Natta) trascurando proprio per fini strettamente di mercato valori etici, come la qualità dell’ambiente, la sicurezza dei lavoratori, la protezione dei siti culturali. La Chimica ha saputo poi reagire e lo ha fatto dall’interno con una progressiva attenzione proprio a quei valori prima trascurati, tutti in ambito chiaramente etico. Oggi con il progetto internazionale Responsible Care l’Industria Chimica si automonitora, si autocontrolla e si converte per un’innovazione verso la chimica sostenibile.

Nel decalogo di cui si diceva si possono ritrovare tutti i contenuti che sono spesso oggetto di dibattito nei convegni di etica, dai limiti alla sperimentazione alla comunicazione, dalla libertà intellettuale (Galileo ci ha insegnato che la Scienza non può che avere il fine di una conoscenza non condizionata da convinzioni politiche, religiose, sociali), al falso scientifico, dalla gestione delle risorse al rapporto uomo/macchina. Viviamo un periodo in cui la macchina tende a sostituire l’uomo, ma questo non può che riguardare gli aspetti strettamente sperimentali, non di certo quelli relativi alla responsabilità dell’esperienza, al metodo scientifico (sperimentazione, osservazione, ipotesi, verifica), alla gestione delle risorse.

Una recente indagine bibliografica di cui ho sentito relazionare il suddetto convegno di etica nella radio protezione emerge che nei documenti per le linee guida all’etica sono 8 le parole più presenti.

Dignità – Autonomia – Giustizia – Diritto e Dovere – Prudenza – Precauzione – Trasparenza – Responsabilità: un bel concentrato di etica. Forse ad ognuna di esse si potrebbe dedicare una lezione e costruire così un corso capace di introdurre la formazione in etica, assunta come materia disciplinare al pari di altre. Tali parole riassumono i connotati dell’etica come branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare un valore ai comportamenti umani e detta i criteri che consentono all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri.

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