L’incidenza dell’inquinamento sulla conservazione dei nostri beni culturali

L’incidenza dell’inquinamento sulla conservazione dei nostri beni culturali

a cura del Prof. Luigi Campanella

Siamo il Paese col maggior numero di siti culturali di eccellenza ed è nostro dovere proteggerli dalle aggressioni umane ed ambientali. La rubrica è curata dall’IA-CS l’Associazione Internazionale dei Conservation Scientisats di cui ho l’onore di essere presidente.

Sebbene oggi spesso l’attenzione dei ricercatori e dei tecnici dell’ambiente sia spesso concentrata sugli inquinanti organici anche a livello di traccia, storicamente sono stati gli inquinanti inorganici i primi ad essere studiati ed ancora oggi molte delle centraline che controllano l’inquinamento urbano misurano inquinanti inorganici come CO, NOx, SO2.
Anche la prima emergenza ambientale da traffico è stata correlata a composti inorganici, in particolare a composti del piombo utilizzati come antidetonanti nella benzina rossa.

Gli inquinanti inorganici, oltre all’azione diretta che esercitano sull’ambiente e sulla salute umana, intervengono anche in via indiretta attraverso reazioni fra loro e con altri componenti naturali ed antropici dell’atmosfera, interferendo sui bilanci ambientali di specie di grande importanza (radicali, ozono, composti alogenati) nei processi chimici dell’atmosfera, nella conservazione e protezione dell’ambiente, nella produzione di effetti che svolgono un ruolo determinante sulla qualità dell’ambiente e su tutta la vita dell’ecosistema.

Un aspetto altrettanto importante di quello esaminato riguarda l’interazione di questi inquinanti con materiali dei Beni Culturali: la solfatazione dei materiali lapidei, la corrosione dei metalli, l’idrolisi di lignina e cellulosa sono alcuni dei processi legati alla qualità dell’ambiente che avvengono a danno dei BB.CC. con il loro conseguente degrado. Si comprende da ciò come il primo intervento protettivo di tali beni non possa che riguardare proprio l’ambiente nel quale sono collocati, venendo così a complementarsi l’un l’altra la scienza e la tecnologia dell’ambiente e quella dei Beni Culturali ed a integrarsi le esperienze maturate sui due fronti.

L’acidità atmosferica è il primo nemico dei beni Culturali: essa è in grado di solfatare il marmo trasformandolo nell’assai meno mobile e stabile gesso, di corrodere a secco ed ad umido i materiali metallici, di idrolizzare lignina e cellulosa rendendole assai meno concrete e soprattutto, nel caso della carta, assai meno abili a conservare e trasmettere informazioni e documentazione. Ma non solo l’acidità: anche i radicali prodotti nei processi imperfetti di combustione su cui si basano le produzioni energetiche, anche quelle nei veicoli a motore, sono specie reattive instabili e come tali responsabili dell’attacco ad innumerevoli matrici biologiche ed abiologiche. C’è infine il problema dell’ambiente indoor: la globalizzazione ha allargato le frontiere ed ha reso sempre più attuale il turismo di massa, al quale corrisponde un uso ed una funzione sempre più massificati delle opere d’arte: gli ambienti indoor dei musei diventano però, in assenza di provvedimenti limitativi delle libertà individuali nell’interesse generale, altrettanti fonti di rischio e/o di danno per importanti opere d’arte per cui diviene sempre più necessario intervenire con monitoraggi e correzioni.

Fontana di Trevi

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