L’Italia trema ancora, forse dobbiamo  cominciare a preoccuparci?

L’Italia trema ancora, forse dobbiamo cominciare a preoccuparci?

Articolo di Gabriele La Malfa

Da novembre ad oggi, inizio 2014, sono stati molti i fenomeni sismici che hanno interessando le nostre regioni. Un susseguirsi di scosse che dalle regioni meridionali sono passate al nord e viceversa. E’ legittimo, anche se ad oggi non si registrano situazioni decisamente allarmanti, che la gente cominci a preoccuparsi. Molti si chiedono se queste continue scosse in giro per l’Italia possano rappresentare un fatto normale, oppure se ci sia qualcosa che sta per manifestarsi in maniera pesante (che le autorità scientifiche tengono nascosto).
Noi di Accademia Kronos abbiamo pensato di entrare nel merito della questione per fornire qualche spiegazione scientifica al fine di tranquillizzare la gente e di fornire elementi di analisi utili per chi volesse approfondirli.

Quanti di voi sanno che le Alpi “appartengono” all’Africa? Questa catena montuosa, geologicamente molto giovane, è il risultato dello scontro tra due imponenti placche tettoniche, quella Euroasiatica e quella Africana. Tutti ormai sanno che i continenti che fanno parte della crosta terrestre “galleggiano” sopra la parte superficiale del mantello terrestre, conosciuta come Astenosfera (una fascia viscosa compresa tra i 250-300 km di profondità, composta da rocce in parte fuse). Il nostro pianeta è composto da 15 placche principali (7 maggiori e 8 minori) che si muovono lentamente sull’astenosfera allontanandosi tra di loro o avvicinandosi fino a scontrarsi (esiste anche la possibilità che scorrano lateralmente una rispetto all’altra). Tra due placche ci sono veri e propri confini, ossia margini convergenti/divergenti. Ora quando due placche o zolle tettoniche s’incontrano, se una è più pesante dell’altra questa tende a scivolarle sotto, tale fenomeno è conosciuto come subduzione.
Non tutta la placca Africana scivola sotto quella Euroasiatica, una parte (micro-placca Apula) avente la stessa consistenza della placca euroasiatica ha formato le Alpi. Purtroppo la nostra penisola e la Sicilia si trovano nel bel mezzo di queste due grandi placche. Quella Africana spinge verso nord e quella Euroasiatica cerca di resistergli. A causa dei giganteschi sforzi si generano i vulcani e i terremoti.

Tettonica nel bacino del Mediterraneo

Le placche tettoniche nel bacino del Mediterraneo

 Man mano che la placca africana spinge verso nord e quella euroasiatica gli resiste si accumulano grandi energie. Ciò però non può durare a lungo, prima o poi, superata una certa soglia, una delle due placche cede (si frattura) e così nascono i terremoti.

A parte gli amici della Sardegna, terra geologicamente più antica e stabile, noi che abitiamo lungo la penisola e in Sicilia possiamo aspettarci da un momento all’altro qualche evento sismico, che può essere di lieve entità come di entità più rilevante.
Il “guaio” del nostro Paese è che è costellato di antichi paesi e borghi medioevali le cui strutture sono inadeguate a terremoti anche di media intensità; strutture murarie che a stento riescono a resistere ad una magnitudo 5 della scala Richter. In Giappone, un’altra terra sismica, questi valori non creano problemi, infatti le abitazioni sono capaci di resistere anche a magnitudo 7. Per fortuna in Italia terremoti violenti come quelli del sudest asiatico, e in particolare del Giappone, sono rarissimi, ciò nonostante a causa della fragilità delle nostre abitazioni (escludendo le ultime costruite a partire dal 1990) un terremoto di media intensità può causare ingenti danni. Comunque fin quando in Italia si generano piccoli e localizzati terremoti di magnitudo inferiore a 4 o al massimo 4,5 (scala Richter), possiamo star tranquilli perché le forze interne della nostra litosfera si riescono a scaricare. Sarebbe preoccupante se invece terminassero del tutto questi medi e piccoli fenomeni sismici. In tal caso le immense forze sotterranee, accumulandosi senza potersi scaricare, potrebbero determinare fenomeni disastrosi come quelli del Giappone. Per fortuna i piccoli terremoti fanno da “valvola di scarico”. Così dicasi dell’Etna che è una delle più grandi valvole di scarico per le tensioni sotterranee causate dello scontro tra le due placche.
Il grande pericolo in Italia ora è dato dall’accumulo di energia sotto il Vesuvio che al contrario dell’Etna, che “sbuffa” all’esterno in continuazione, non riesce a scaricare la sua energia, accumulando anno dopo anno un pauroso potenziale esplosivo. L’ultima sua eruzione avvenne in piena seconda guerra mondiale nel marzo del 1944, da allora tace. I vulcanologi temono che da un momento all’altro possa riattivarsi e visto che il Vesuvio è un vulcano esplosivo, le conseguenze potrebbero essere devastanti. Soprattutto per la gente che abita, a causa delle speculazioni edilizie, fin sotto le falde del vulcano.

La letteratura specifica da anni si è impadronita di questo problema producendo migliaia di pagine in testi, dispense e studi scientifici. Già negli anni ’70 studiosi e scienziati, anche internazionali, avevano informato le autorità politiche e amministrative nazionali e regionali sul rischio per la popolazione campana del risveglio del vulcano, ma da allora ad oggi poco si è fatto, anzi si è continuato a costruire sempre più vicino al vulcano!

Un geofisico olandese ci informa che le forze tettoniche
del Mediterraneo stanno modificandosi

Tutto questo, come dicevamo, è risaputo scientificamente ed è dato per scontato: la zolla africana continua a spingere verso nord e scivola sotto la zolla europea. Ma ora pare non sia più così. Il geofisico olandese Rinus Wortel ha dimostrato nell’ultima assemblea internazionale, European Geosciences Union, che la polarità di subduzione nel Mediterraneo si sta invertendo. Ossia fino a poco fa la placca Africana era costituita principalmente da crosta oceanica pesante che scivolava sotto la placca euroasiatica più leggera. Ora invece si è creata una situazione opposta: nella zolla africana risulta esserci una crosta continentale leggera, mentre in quella europea ora la crosta è molto più compatta e pesante. Questo sta comportando un’inversione di movimento: l’Europa sta scivolando sotto la placca africana. Tali risultati sono la sintesi di uno studio, durato molti anni, sull’inversione di polarità di subduzione cha va dallo Stretto di Gibilterra fino alla Calabria e forse ancora fino alla Grecia.
Questo che vuol dire? Secondo lo scienziato potrebbe rappresentare uno scenario nuovo in cui le forze contrapposte fino a poco fa tra le due placche si rompano definitivamente apportando violenti terremoti lungo il nuovo margine di subduzione e dando vita a nuovi vulcani.
Gli altri geofisici sono più cauti, tuttavia hanno riscontato che è veramente in atto un’inversione della polarità di subduzione lungo tutto il medio e basso Mediterraneo… per cui ancora non possono fare previsioni.
… e allora vale ancora l’antico detto: “chi vivrà vedrà!

fenomeno di subduzione

Rappresentazione dei fenomeni geologici che interessano lo scontro di due placche tettoniche (subduzione)

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