a cura di Gabriele La Malfa

Muso con un lungo rostro anteriore a forma di cazzuola e singolari mascelle protrudibili (ossia che si possono estroflettere), senza dubbio il nome di squalo goblin (squalo folletto) risulta indovinato per questo particolare animale marino.

Lo squalo goblin (Mitsukurina owstoni) è uno squalo abissale che vive nelle profondità marine, da 200 fino ad oltre 1000 metri di profondità. Sebbene, presumibilmente, sia presente negli abissi di tutti gli oceani del pianeta, la maggior parte degli esemplari rinvenuti proviene dalle acque al largo del Giappone (luogo dove, tra l’altro, la specie fu scoperta).

Lo squalo goblin è un pesce di grandi dimensioni, oltre 3 metri di lunghezza per un peso che supera i 150 kg, probabilmente nel suo habitat si colloca all’apice della catena alimentare, tra le sue prede vi sono calamari, granchi e pesci abissali.
Vivendo nella fascia afotica (zona in cui, a causa della profondità dell’acqua, le radiazioni luminose non penetrano) per cacciare si avvale di organi elettro-sensitivi situati sul voluminoso rostro, che captano con elevata precisione i campi elettrici prodotti dal movimento delle potenziali prede.

Non si conosce quasi nulla sulle sue abitudini riproduttive, tuttavia si ritiene che, analogamente a gran parte degli squali, sia ovoviviparo (le uova sono incubate e si schiudono all’interno dell’organismo materno).

Nell’immagine si può osservare uno squalo goblin con le mascelle riposte nella bocca (sopra) e con le mascelle protrude (sotto). Potenti muscoli consentono alle mascelle di essere estroflesse rapidamente, facilitando in tal modo, con l’ausilio di acuminati denti, la cattura delle prede.
L’inusuale colorazione rosata è un unicum tra gli squali ed è conseguenza della pelle traslucida che lascia trasparire parzialmente i vasi sanguigni sottostanti.
Le pinne di questo squalo sono basse e arrotondate, con le pinne anali e pelviche più grandi di quelle dorsali. La pinna caudale è eterocerca (lobi asimmetrici, con quello superiore molto più sviluppato).

Scientificamente parlando, lo squalo goblin (Mitsukurina owstoni) venne descritto per la prima volta nel 1897, avvalendosi di un esemplare proveniente dalla Baia di Sagami, nei pressi di Yokohama (Giappone).
Il nome di squalo goblin è la traduzione del nome giapponese “tenguzame”, il termine con cui i pescatori giapponesi chiamavano la specie prima che fosse descritta scientificamente. I tengu sono creature della mitologia del Paese del Sol Levante simili ai folletti, caratterizzati da un naso molto lungo che richiama il rostro sul muso dell’animale.

Lo squalo goblin (così come tutti gli squali) è privo di vescica natatoria, quell’organo interno, tipico dei pesci ossei, che, riempiendosi di gas, permette facili spostamenti verticali. Ad ogni modo sopperisce in parte alla mancanza grazie ad un fegato molto corposo, circa il 25% del peso corporeo totale. L’olio contenuto in esso, avendo peso specifico inferiore all’acqua, contribuisce non poco al suo galleggiamento (va osservato che, proprio a tale scopo, tutti gli squali tendono ad avere un fegato di una certa consistenza).

L’aspetto dello squalo goblin, soprattutto con le mascelle estroflesse, è piuttosto inquietante, caratteristica comune a molti animali degli abissi.
Differentemente dalla maggior parte degli squali, i suoi occhi sono privi della membrana nittitante (una terza palpebra semi-trasparente che può essere calata sull’occhio a scopo protettivo).

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