Articolo di Gabriele La Malfa

“Maramao perché sei morto? … l’insalata era nell’orto”, queste sono due significative frasi di un noto brano italiano antifascista del ‘39 che, parafrasando, potrebbero anticipare ciò che attende l’orango del Borneo in un prossimo futuro. Il gatto Maramao (animale notoriamente carnivoro) era morto “malgrado” avesse l’orto pieno di insalata, così l’orango del Borneo rischia l’estinzione “malgrado” sia circondato da innumerevoli piantagioni di palma da olio. Ormai in tutto il Borneo (e non solo) sempre maggiori porzioni di foresta pluviale sono distrutte per far spazio all’agricoltura, soprattutto a quella legata all’olio di palma!
Dal 2016 la lista rossa IUCN ha classificato questo animale come specie a rischio critico di estinzione.

L’orango del Borneo (Pongo pygmaeus) è un primate appartenente alla famiglia degli ominidi endemico del Borneo. Esso rappresenta una delle scimmie antropomorfe più simili all’uomo, infatti con il 97% del DNA in comune con l’Homo sapiens è seconda solo allo scimpanzé (98% del patrimonio genetico condiviso con l’uomo).

Gli arti anteriori sono molto forti e sviluppati, consentendo all’animale spostamenti agili e veloci tra i rami degli alberi. Diversamente le zampe posteriori sono meno forti e sviluppate, tuttavia ciò non rappresenta alcun effettivo problema per l’orango poiché nel suo habitat naturale passa la maggior parte della vita appeso agli alberi, senza la necessità di avere robuste zampe posteriori per deambulazione sul terreno.

Con i suoi 1,6-1,7 metri di altezza ed un peso anche superiore ai 100 Kg il Pongo pygmaeus è il mammifero arboreo più grande esistente. Le femmine sono più piccole dei maschi e difficilmente superano i 50 kg di peso.
Sia le dita delle mani che i diti dei piedi sono molto lunghi con pollici/alluci sovrapponibili, che gli consentono di aggrapparsi ai rami e di afferrare gli oggetti. La pelliccia è formata da un folto pelo marrone-rossastro, particolarmente lungo sulle spalle.

L’alimentazione dell’orango è principalmente erbivora, con una particolare predilezione per la frutta, che costituisce circa il 60-65% della sua dieta. Studi etologici hanno evidenziato come esso, una volta trovato un albero da frutta, ne memorizza sia la posizione in mezzo alla foresta sia, fattore non meno importante, il relativo periodo di fruttificazione.
Il suo frutto preferito è il durian, ma sono i fichi ha rappresentare l’elemento primario della sua dieta, in virtù del fatto che nascono in vari periodi dell’anno.
In minor quantità l’orango si nutre anche di foglie, fiori, corteccia, germogli, insetti, piccoli vertebrati ed uova.

Sebbene più animali possano condividere uno stesso territorio non si creano delle strutture gerarchiche ben definite. In genere le femmine formano piccoli gruppi, mentre i maschi tendono ad essere più solitari, costituendo, al massimo, gruppi temporanei di 5-6 esemplari in corrispondenza del periodo di fruttificazione di determinati alberi.
Gli oranghi sono animali poligami e le cure parentali sono di esclusiva competenza delle femmine.
La gestazione dura 8-9 mesi al termine dei quali nasce un singolo cucciolo. Per i primi 4-5 mesi il piccolo si nutre esclusivamente col latte materno in seguito inizia anche a mangiare cibo solido. Lo svezzamento avviene intorno ai 3 anni e mezzo, ma il giovane tende a rimanere con la madre fino a 8 anni di età. Le pause tra le nascite sono di almeno 3-4 anni.

L’orango è un mammifero estremante intelligente, riesce ad imparare e ad interpretare il comportamento degli altri animali con sorprendente facilità. Ad esempio è solito seguire gli uccelli frugivori per farsi guidare verso nuovi alberi da frutta, oppure, in caso di pioggia, strappare una grande foglia per utilizzarla come “ombrello”.
Proprio grazie a questa intelligenza alcuni esemplari in cattività sono stati in grado di apprendere le basi del linguaggio dei segni e, quindi, avere un comunicazione avanzata con l’uomo.

Il genere Pongo conta anche altre due specie, considerate fino a non molto tempo fa delle sottospecie dell’orango del Borneo, l’orango di Sumatra (Pongo abelii) e l’orango di Tapanuli (Pongo tapanuliensis). Entrambe endemiche di piccole aree della parte settentrionale dell’isola di Sumatra ed entrambe, cosi come il Pongo pygmaeus, a grave rischio estinzione per la distruzione del loro habitat naturale! Per avere un’idea dell’entità del problema basti sapere che in meno di vent’anni le aree della foresta del Borneo e di Sumatra convertite a terreni per la coltivazione della palma da olio sono passate dai 2.000 kmq originari a quasi 30.000 kmq!

orango tango (1)

I maschi di orango raggiunta la maturità sessuale, intorno ai 12 anni, sviluppano guance larghe e carnose che servono ad impressionare i rivali e a “conquistare” le partner. Le femmine sviluppano sessualmente prima dei maschi, intorno agli 8 anni di età.
La vita media in natura si attesta sui 35-40 anni, mentre in cattività può raggiungere i 60 anni.

orango tango (2)

Nella foto un giovane orango del Borneo. Negli esemplari adulti l’apertura degli arti superiori (braccia) può superare anche i 2 metri.
L’attuale popolazione naturale si stima non superi i 65-70 mila esemplari, valore in costante diminuzione a causa della progressiva ed inesorabile perdita di habitat naturale legata alla deforestazione.

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Qual'è la situazione attuale? Abbiamo ancora tempo per invertire la rotta? Come possiamo evitare di finire in un mare di plastica? Se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione! Numeri impressionanti di un fenomeno che non è circoscritto alle cinque "isole di plastica" in continuo accrescimento negli Oceani, ma tocca anche il nostro Mar Mediterraneo.

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