Mangiare frutta secca allunga la vita

Mangiare frutta secca allunga la vita

Tratto dalla Rubrica “La Buona Novella” (Newsletter di AK) a cura di Daniela Rosellini

Noci, nocciole, arachidi, anacardi, pistacchi, mandorle… da sempre si dice che la frutta secca “fa bene” e anche molto: è noto infatti, come venga caldamente raccomandata nelle diete finalizzate alla riduzione del colesterolo nel sangue; inoltre tale alimento avrebbe benefici effetti contrastando stress ossidativo e infiammazione, combattendo lo sviluppo di tessuto adiposo viscerale e di insulino-resistenza, fornendo un aiuto contro l’iperglicemia. Di conseguenza queste proprietà erano state messe in relazione con una frequenza più bassa di malattie cardiache, diabete mellito di tipo 2, calcoli biliari e addirittura cancro al colon. In generale, quindi, la possibilità di allungamento medio della vita dei consumatori abituali di frutta secca era stata già indirettamente verificata: quel che mancava, però, era uno studio che calcolasse l’incidenza sull’intera popolazione di tale eventuale riduzione del tasso di mortalità, magari attraverso l’analisi di un vasto gruppo di individui, in grado di fornire un campione di riferimento valido.

Per questa ragione una nuova ricerca ha scelto di sfruttare i dati raccolti in quasi trent’anni da due grandi studi Follow-up: 76.464 donne, infermiere residenti in undici Stati USA e 42.498 uomini, professionisti, provenienti dall’intero territorio statunitense; le prime, seguite nell’ambito del Nurses’ Health Study (NHS), sono state arruolate dal 1980 al 2010, i secondi hanno iniziato a far parte della coorte nel 1986 e fino al 2010, nell’ambito dell’Health Professionals Follow-up Study (HPFS). Compito dei volontari era rispondere a questionari che venivano inviati ogni due anni, rilasciando informazioni sulle proprie condizioni mediche e sullo stile di vita. Dal campione sono stati esclusi i soggetti che avevano una storia clinica che comprendesse tumori, disturbi cardiaci o ictus e, naturalmente, tutti quelli che non avevano fornito informazioni in merito al consumo di frutta secca; i risultati del lungo lavoro, il più vasto mai realizzato sul tema, sono stati resi noti in un articolo pubblicato dal New England Journal of Medicine.

In sintesi dallo studio sarebbe emerso come nei consumatori abituali di noci, nocciole, mandorle o arachidi si sia riscontrato un tasso di mortalità più basso, e non solo: maggiore era la quantità di frutta secca mangiata più alta era la percentuale di riduzione del rischio. Si partiva da un 11% in meno. per chi ne mangiava una porzione a settimana (pari a circa 30 grammi, ossia un pacchetto di arachidi monoporzione), passando per il 13% per un consumo dalle due alle quattro volte settimanali, 15% per cinque/sei volte, fino al 20% per coloro i quali ne mangiano quotidianamente. L’aspetto interessante, e che meriterà successivi approfondimenti, è che lo studio non ha individuato una specifica qualità di frutta secca, ma tutte quelle coinvolte nelle indagini sono state associate collettivamente agli effetti positivi sull’organismo dei partecipanti.

Insomma, i tempi moderni hanno dato ragione a quanti per secoli hanno visto in noci, mandorle e pistacchi un vero e proprio toccasana, e non solo gli ingredienti fondamentali per i dolci più buoni delle cucine tradizionali di mezzo mondo!

Rispondi