a cura di Carlo Santoro

I primi di settembre di quest’anno sono partito con un amico per avventurarmi lungo la “Via dei Briganti”, un cammino tra Abruzzo e Lazio di circa 100 km tra monti e tracciati meravigliosi, attraversando e alloggiando in paesi che negli ultimi decenni hanno subito una “fuga” massiccia di abitanti, fino a risultare quasi disabitati e, privi dei più elementari servizi quali un bar. Sei giorni immersi in una natura selvaggia, affascinane e incontaminata, accolti con affetto ed ospitalità dai pochi abitanti rimasti eroicamente in quei luoghi. Cosa stupefacente è che questo percorso, lontano anni luce dall’inquinamento e dal caos delle nostre città, dista solo 70 minuti d’auto da Roma!

Una delle tappe più impegnative del nostro cammino è stata la Cartore (Lago della Duchessa), un anello di quasi 17 km, che partendo da una quota di circa 955 metri porta ad una quota massima di 1.816 metri con un dislivello da superare di circa 860 metri, 750 dei quali concentrati nei primi 4 km di percorso.

Appare evidente che la “durezza” del tracciato e la conseguente difficoltà di una presenza umana ha reso la zona particolarmente selvaggia e incontaminata, tanto da inserire il Lago e la zona limitrofa di circa 3.500 ettari, in un’area protetta: il cosiddetto Parco della Duchessa.
La riserva prevede aree di tutela che discendono a loro volta da tutele previste da direttive europee (79/409/CEE e 92/43/CEE). L’Italia ha recepito tali direttive ed ha inserito il Parco della Duchessa tra le aree meritevoli di conservazione: zona di protezione speciale (ZPS) e siti d’importanza comunitaria (SIC) ai sensi della direttiva habitat. Il che vuol dire che tutto il comprensorio ha un alto valore paesaggistico e naturalistico nel cuore dell’appennino laziale-abruzzese.

La meta del nostro percorso era quella di giungere al mitico Lago della Duchessa, il cui nome la massa degli italiani lo lega ad un evento tragico degli anni di piombo, quando le Brigate Rosse, il 18 aprile del 1978, comunicarono che Aldo Moro era stato ucciso e il corpo gettato nel lago della Duchessa.
Tornando al nostro percorso, partendo dal campo base abbiamo superato, con una dura salita, un canalone ed asperità rocciose immersi in un fitto bosco. Più avanti, Il sentiero si è impennato senza soluzione di continuità ed il bosco, man mano che salivamo, ha cominciato a diradarsi. Ora si comincia a vedere il termine della gola e il terreno disegna una lunga ed accentuata gobba che immette nella “sella” superiore che porta al Lago della Duchessa.

Proseguiamo poche centinaia di metri e siamo completamente all’aperto e il sentiero costeggia a sinistra il rifugio alpino intitolato al grande alpinista abruzzese Gigi Panei. A seguire transitiamo davanti ad una piccola costruzione affiancata da un grande “stazzo” per il ricovero notturno delle pecore. Sull’uscio della costruzione ci sono due persone che ci salutano e c’invitano a raggiungerli: uno è Il pastore Alberico, l’altro è Pino, suo amico romano di vecchia data.

Alberico è un mitico personaggio che combatte in prima persona da anni per la salvaguardia del lago della Duchessa. Per il suo impegno, quest’umile, ma combattivo uomo, ha subito pesanti minacce da parte di allevatori di cavalli e mucche; nel tempo gli hanno avvelenato ben 7 cani pastori maremmani, cercando più volte di aggredirlo fisicamente. Le mandrie abbandonate a loro stesse si abbeverano nel laghetto, ma in questo specchio d’acqua, non controllate dai proprietari in quanto allo stato brado, urinano e defecano liberamente. Negli anni gli strati organici si sono depositati sul fondo del lago, riducendone sensibilmente la capacità del bacino ed avvelenando letteralmente la poca acqua rimasta.
Alberico è persona mite ed ospitale; ad ogni viandante di passaggio offre immancabilmente qualcosa. A noi ha offerto un buon bicchiere di vino, accompagnato da pane e salame e per finire un buon caffè, senza volere, malgrado le nostre insistenze, un minimo rimborso spese. Alberico racconta in modo accorato la temuta “morte annunciata” del suo meraviglioso laghetto che frequenta fin da bambino in quanto da quattro generazioni la sua famiglia pratica la pastorizia in quel luogo.

Malgrado i citati vincoli ambientali del Parco della Duchessa (tranne un movimento di opinione creato da Alberico e varie denunce portate avanti da questo grande personaggio), nessun’altro ha alzato un dito per difendere questo luogo, nell’indifferenza generale di istituzioni, magistratura e autorità preposte. Alberico teme che in una decina di anni il danno sarà irreversibile e tutti noi perderemo per sempre questo gioiello regalatoci dalla natura.

Dopo esserci rifocillati a dovere ed avere appreso lo stato di degrado in cui versa il lago ci avviamo verso lo specchio d’acqua, accompagnati dallo stesso Alberico, per visionarlo direttamente.
Proseguiamo sul sentiero e affrontiamo ancora un piccolo dislivello fino ad arrivare in cima alla sella, dalla quale, in basso si apre la vista della piccola valle con il Lago della Duchessa dalla caratteristica forma ad otto; attorno mandrie di cavalli e di mucche che pascolano libere: alcuni capi, come effettivamente ci aveva raccontato Alberico, sono in acqua a bere e a defecare. Man mano che ci avviciniamo allo specchio d’acqua, Alberico ci mostra dal vivo lo scempio che è stato perpetrato nell’ultimo decennio: Le rive sono piene di letame rappreso, in alcuni tratti il livello del lago è ridotto a un velo d’acqua, al di sotto del quale s’intravede uno strado solido su cui ha attecchito l’erba. Non possiamo far altro che girare attorno alle rive del lago e partecipare addolorati alla vista di una morte annunciata di una meraviglia della natura.

Per spiegare meglio lo stato del lago, Americo dice: “se riempi un bicchiere di sabbia, potrai versare solo poco vino, in quanto la capacità del bicchiere sarà ridotta. Per analogia, il bacino del lago è il bicchiere, la sabbia è il letame del bestiame e il vino è rappresenta la poca acqua rimasta nel lago”.
Alla fine del giro Alberico ci ha riaccompagnati all’inizio del sentiero che ci ricondurrà a Cartore, pregandoci di aiutarlo nel denunciare questa situazione e di fermare lo scempio che si sta perpetrando nell’indifferenza generale. Abbracciamo Alberico, lo ringraziamo per la sua ospitalità e ci lasciamo con la promessa che cercheremo di aiutarlo in questa civile battaglia di salvaguardia del lago della Duchessa che lui porta avanti da anni.

Riprendiamo il percorso e scendiamo, scendiamo, scendiamo fino ad immetterci sulla strada sterrata che ci riporta a Cartore. Torniamo stanchi alla base, felici per aver goduto della meraviglia e della maestosità del percorso, ma anche avviliti per lo stato di salute in cui versa il lago, portando dentro di noi la profonda amarezza con la quale Alberico vive questa situazione. Questo indomito pastore di 70 anni, pieno di umanità e di amore verso il prossimo, non riusciamo proprio a togliercelo dalla testa: ha conquistato il nostro cuore!!!

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In piena pandemia, all’inizio della seconda ondata con aumenti esponenziali dei casi positivi soprattutto in Europa, con valori che oscillano tra i 10.000 e 30.000 positivi al giorno, in attesa di un vaccino sicuro ed efficace, l’unica arma che ci permetterà di sopravvivere al virus, senza subire danni al nostro stato di salute, come già detto in articoli precedenti, è quello di rinforzare il nostro sistema immunitario.

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