a cura di Armando Gariboldi (fonte: RivistaNatura.com)

Il mondo dell’ acqua regala continue novità e finalmente anche gli ambienti della ricerca scientifica accademica stanno cambiando approccio verso questo prezioso composto, smettendo di considerarlo un “semplice” solvente dove sciogliere i ben più importanti “principi attivi”. Si comincia, infatti, ad indagare l’acqua come una sostanza dalle qualità proprie e irripetibili, in grado di svolgere funzioni che stiamo iniziando a comprendere solo ora e, probabilmente, ancora in minima parte.

Due tipi di acqua

Notoriamente il corpo umano è composto di acqua per il 60-70% della nostra massa, a seconda dell’età e del sesso dell’individuo.
Una “notizia bomba”, per le implicazioni che potrebbe avere, è la recente scoperta che quella nei nostri tessuti non è tutta H2O! Infatti, secondo le ultime ricerche – condotte inizialmente dallo studioso di origini cinesi Gilbert Linge, poi divulgate soprattutto dal professor Gerald Pollack, dell’Università di Washington – nel corpo umano sarebbero presenti due tipologie d’acqua: la classica H2O (per circa il 60% dell’acqua metabolica) e la H3O2, detta acqua endogena (per il restante 40%). Quest’ultima, che Pollack ha battezzato EZ Water (Esclusion Zone Water), è presente soprattutto all’interno delle cellule dove si presenta sotto forma di gel e con caratteristiche diverse dalla normale acqua: è più densa, più viscosa, più alcalina e le sue proprietà ottiche sono differenti. L’indice di rifrazione dell’acqua EZ è di circa il 10% superiore a quella dell’acqua normale. La sua densità è maggiore anche del 10% e soprattutto presenta una carica negativa (potenziale elettrico negativo), mentre H2O, come noto, è elettricamente neutra.

Questo aspetto, unitamente al fatto che l’acqua EZ avvolge tra l’altro i filamenti di DNA, sta aprendo interessanti prospettive per lo studio della comunicazione tra il nostro genoma e le cellule prima e i vari organi poi, tanto che Pollack ipotizza che proprio questa strana H3O2 possa essere il mezzo di collegamento tra il DNA e il mondo esterno, e viceversa.

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In biologia per ibrido si intende un individuo generato dall’incrocio di due specie o razze differenti (riproduzione gamica). Più nello specifico si parla di ibrido interspecifico quando sono interessate due specie differenti appartenenti allo stesso genere e di ibrido intraspecifico quando sono interessati organismi di due sottospecie (razze) all’interno della stessa specie madre.

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