Continua l’analisi sulle microfibre di Giorgio Giannini

Non cerchiamo il pelo nell’uovo, anche perché… potremmo trovarlo veramente! Forse direte che siamo fin troppo zelanti nella nostra ricerca, ma ultimamente tutta una serie di studi incominciano a prospettare un nuovo tipo di inquinamento, proveniente nientemeno che dalle nostre case, quello dovuto alle microfibre sintetiche usate nei nostri vestiti, nelle nostre coperte, tappeti e cosi via. Non vogliamo creare allarmismo né indurvi a guardare con orrore il vostro maglione o il vostro orsacchiotto preferito, anche perché questi studi dovranno essere ripetuti e verificati di nuovo e soprattutto, come abbiamo sottolineato negli articoli precedenti, dovranno essere uniformati con una metodologia condivisa e con le stesse tecniche di rilevazione.

Tuttavia vediamo un po’ più in particolare che cosa è stato rilevato di così allarmante. In uno studio condotto da Orb Media sono state prese in considerazione e analizzate le acque potabili di più di 12 nazioni prese su tutti i continenti, mostrando che in media ben l’83% di questi campioni sono contaminati da microfibre plastiche! Gli Stati Uniti mostrano la percentuale più alta con quasi il 94% di acque potabili contaminate comprese quelle prelevate dall’edificio del Congresso a Washington e dalla Trump Tower a New York! Le nazioni europee mostrano invece una contaminazione minore: circa 2 microfibre in mezzo litro di acqua contro le quasi 5 trovate negli Stati Uniti.

Come queste fibre siano finite nelle acque potabili è ancora un mistero, ma l’origine più ovvia è quella che passa per l’aria. L’uso quotidiano di materiali plastici produce inevitabilmente un pulviscolo atmosferico di microfibre sintetiche e anche l’uso di aspirapolveri ed asciugatrici elettriche, di cui sono provviste ben l’80% delle case americane per esempio, contribuiscono potenzialmente alla dispersione di queste fibre in aria dove sono poi trasportate facilmente dai venti, data la loro leggerezza, fino ai laghi o bacini da cui attingono gli acquedotti.

Anche a Parigi, in un studio simile, sono state rilevate da 30 a 300 microfibre per metro quadro di superficie al giorno provenienti dall’aria, praticamente da 3 a 10 tonnellate di fibre che si depositano ogni anno sulle teste e nei polmoni dei Parigini! Naturalmente con le piogge la situazione nell’aria migliora, infatti questi inquinanti precipitano al suolo, ma si trasferisce così l’inquinamento ai fiumi ed i corsi d’acqua!

A questo dobbiamo aggiungere un ulteriore effetto: quello prodotto dalle lavatrici ad ogni loro lavaggio. Studi effettuati hanno dimostrato che circa 700.000 fibre microplastiche, circa 1.2 grammi, vanno disperse ad ogni ciclo di lavatrice attraverso le fogne e poi agli impianti di trattamento che le rimuovono solo in parte: il resto va in mare e in fondo al mare! Infatti recentemente alcuni scienziati hanno trovato in vari punti dell’oceano pacifico (anche nella Fossa nelle Marianne a 11 mila metri di profondità) crostacei che hanno ingerito fibre di plastica provenienti magari dal nostro plaid preferito! Questo per gli scienziati è molto preoccupante perché i fondali marini sono degli ecosistemi delicati e, per la maggior parte, ancora inesplorati, la cui alterazione potrebbe produrre effetti imprevedibili.

Questi studi hanno preso in esame le fibre con una dimensione compresa tra di 2,5 micron e 50 micron che sono le dimensioni tipiche dei filati usati nei nostri vestiti. Naturalmente la loro frammentazione produce particelle di dimensioni minori ed è possibile anche la creazione di nano particelle che non si sono potute vedere perché troppo piccole!

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