Operazione di Accademia Kronos per aiutare i cavallini della Giara

Operazione di Accademia Kronos per aiutare i cavallini della Giara

I cambiamenti climatici che ogni estate portano siccità e fanno inaridire alberi e cespugli, in particolare in Sardegna, stanno minando il futuro dei cavallini della Giara. La diminuzione dei contributi economici da parte degli enti locali per sostenere questi esemplari, ridotti a poco più di 500 unità sull’altipiano della Giara, contribuisce a rendere difficile la loro sopravvivenza.

La Regione Sardegna ha chiesto aiuto ad associazioni animaliste e a centri di sport equestri di tutt’Italia per trasferire un certo numero di questi cavallini in altre località, soprattutto del continente. La sezione di Accademia Kronos di Manziana aveva da tempo raccolto l’invito e già due anni fa aveva portato dalla Sardegna 2 cavalline, altre sono arrivate pochi giorni fa. Nel frattempo un cavallino della Giara, presente già da tre anni nel galoppatoio di Manziana, gestito dai nostri soci Alessandra e Rossano, che abbiamo battezzato Drago, si è “dato da fare” e, morale della favola, il mese passato è nato il primo puledro “continentale”. Ancora non gli abbiamo dato un nome, spetta ora a voi lettori, proporcelo.

cavallino della Giara

La nostra cavallina della Giara con il suo puledro…

L’origine del cavallino della Giara (Equus caballus jarae, razza endemica della Sardegna) è incerta, alcuni studiosi sostengono che discenda da equini africani importati dai naviganti Fenici o Greci nel V-IV secolo a.C.. Secondo altri era già stato addomesticato dalle popolazioni nuragiche un millennio prima e sarebbe, quindi, un discendente del cavallo selvatico presente in Sardegna già dal Neolitico e del quale sono stati rinvenuti fossili risalenti a circa 8000 anni fa. Fino al tardo medioevo il cavallino era diffuso allo stato selvatico in tutta la Sardegna, mentre ora si trova solamente nell’altopiano della Giara, da cui prende il nome (attualmente in circa 500-600 esemplari). Le caratteristiche dell’altopiano, con un’altitudine che varia dai 500 ai 600 metri slm e le pareti scoscese hanno isolato completamente i branchi rimasti garantendone la conservazione della tipicità della razza.

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