La sensibilità di Papa Francesco verso il problema dei popoli indigeni della Terra

a cura di Filippo Mariani

Seguiamo da tempo il dramma soprattutto dei popoli dell’Amazzonia, nell’indifferenza dell’Occidente e nell’ambiguità dello stesso presidente del Brasile e di altri dell’America del Sud. Ma cosa possiamo fare da soli? A parte che sostenere i gruppi indios che 10 anni fa, costituirono la prima riserva naturale a Xixiang, a cui noi consegnammo a Roma, nell’ambito del Premio internazionale “Un Bosco per Kyoto”, l’ambito premio e un piccolo contributo economico e, ancora, fino allo scorso anno, inviare lettere di protesta e richieste di sostegno per questi popoli sia all’ONU che agli stessi capi di Stato della Bolivia, del Brasile, della Colombia e del Perù.

Cosa possiamo fare ancora se alla fine le nostre azioni sono quasi sempre risultate come “una voce nel deserto” ? Ci rimaneva sperare che qualche grande della Terra intervenisse. Così è stato! Finalmente a sostegno delle nostre voci si è aggiunta, autorevole è forte, quella del nostro Papa Francesco. A cui sta a cuore la sorte di questi popoli indifesi!

Seguiamo alcuni passaggi importati del Santo Padre relativi ad una recente intervista fatta da un gruppo di ecologisti francesi

dal servizio di Adriana Masotti – Città del Vaticano

Parlando a braccio agli ecologisti francesi ha voluto sottolineare la necessità di fare un percorso di cambiamento nel modo di considerare che l’uomo è parte integrale della natura e non un essere estraneo. Francesco ha iniziato confidando qualcosa di personale: il suo percorso di “conversione” sui temi ambientali. Racconta che quando lavorava per la Conferenza dell’episcopato latinoamericano in Brasile, ad Aparecida, non dava molta importanza alle richieste e proposte che arrivavano dall’Amazzonia, pensando che non c’entrassero con l’evangelizzazione.

Le sue testuali parole: << Questo ero io nel 2006. Poi, nel 2015 è uscita la Laudato si’. Io ho avuto una strada di conversione, di capire il problema ecologico. Prima non capivo nulla! (…) Voglio sottolineare questo: dal non capire nulla ad Aparecida nel 2006, all’Enciclica. Di questo mi piace dare testimonianza. Dobbiamo lavorare perché tutti abbiano questa strada di conversione >>.

Il Papa prosegue dicendo che per lui convertirsi ha significato cambiare lo sguardo sugli indigeni, capire la loro saggezza del buon vivere e spiega: << Il buon vivere non è la dolce vita, no, nel dolce far niente, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato. E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa. I popoli originari ci portano questa porta aperta. E alcuni vecchi dei popoli originari dell’ovest del Canada si lamentano che i loro nipoti vanno in città e prendono le cose moderne e dimenticano le radici. E questo dimenticare le radici è un dramma non solo degli aborigeni, ma della cultura contemporanea. >>

Così come, osserva Francesco, oggi si è persa l’armonia tra il pensare, il sentire e il fare. Il Papa afferma poi che tutti dobbiamo anche lavorare “sulla nostra tenerezza e capacità di carezzare”, perché la capacità di carezzare “è una cosa del vivere bene in armonia” e rientra nell’ecologia umana. E ancora è importante sentire l’appartenenza a una tradizione e quindi curare le proprie radici “perché i frutti siano buoni”.

Guarire il cuore dell’uomo per guarire il mondo

Non è dunque possibile risanare il rapporto con il creato, senza risanare anche le relazioni tra gli esseri umani e soprattutto, nel caso dei popoli indigeni, rispettare la loro cultura, le loro tradizioni che, guarda caso, sono tutte rivolte alla salvaguardia del Creato. E’ solo “guarendo il cuore dell’uomo – afferma il Papa – che si può sperare di guarire il mondo dai suoi disordini sia sociali sia ambientali”. L’intervento di Papa Francesco si conclude con l’incoraggiamento ai presenti a proseguire il loro lavoro per la tutela dell’ambiente, invitando alla speranza che si fonda su Gesù Cristo, pur in mezzo alle difficoltà. Lui, conclude il Papa, “non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade”.

La partecipazione attiva del Papa Francesco al problema degli indios, ci fa finalmente sperare che il futuro di questi popoli possa essere migliore! La voce di chi come noi da anni si è alzata per difendere gli ultimi popoli della Terra oggi non è più sola!

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E’ quella cinese una flotta per la pesca immensa con circa 160 mila unità tra paranze piccole, medie e barche d’altura e con decine di gigantesche navi fattoria, letteralmente fabbriche di cibo galleggianti che trasformano subito il pescato in confezioni da vendere nei mercati. Queste "brave persone ambientaliste" stanno arando nel vero senso della parola i fondali marini con reti che superano anche il Km di lunghezza.

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