a cura del Prof. Luigi Campanella

Anche se oggi sembra lontano, Il capitolo delle allergie primaverili è sempre attivo: si pensi che riguarda un italiano su cinque. “Esiste un concetto importante da rimarcare, per prima cosa: nelle grandi città l’inquinamento è un fattore aggravante”, spiega il dottor Sergio Harari, direttore dell’Unità operativa di pneumologia e del Dipartimento di scienze Mediche all’ospedale San Giuseppe di Milano. Le polveri sottili e l’ozono producono un’irritazione delle mucose, quelle delle vie respiratorie, ma anche della congiuntiva dell’occhio, che amplificano le reazioni allergiche e ne aumentano l’intensità.

Gli amanti dell’attività fisica fanno quindi decisamente meglio a muoversi in luoghi chiusi e protetti piuttosto che all’aperto in centri urbani: tipo palestre e piscine coperte. Sarebbe anche saggio cambiarsi i vestiti: nel corso della giornata i tessuti potrebbero essersi impregnati degli allergeni “volanti”.

A proposito di igiene: quando la fioritura impazza, gli esperti suggeriscono la doccia e lo shampoo con una certa frequenza (se non quotidianamente), dal momento che i granuli del polline possono restare intrappolati nella chioma, depositarsi sul cuscino nelle ore notturne ed essere inalati mentre si dorme.

Attenzione: gli allergici dovrebbero evitare di uscire subito dopo un violento temporale. L’acqua scrosciante frantuma i granuli pollinici in microparticelle, che si intrufolano nelle vie respiratorie più facilmente e in maggior profondità. Le cavità nasali chiuse, congestionate dalla furia dell’allergia, vengono trattate a suon di spray nasali. La vasocostrizione indotta dai decongestionanti può però innescare un circolo vizioso che si trasforma poi in dipendenza.

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