Fonte: www.AlberoSano.it

Tra giovedì e venerdì scorso un vento impetuoso proveniente dalle estreme regioni nord del pianeta ha flagellato molte regioni italiane. Le più colpite sono risultate la Toscana, il Lazio e parte della Campania. A causa di questa tempesta di vento, soprattutto lungo le coste tirreniche, molti alberi sono caduti come “birilli”.

Un evento che gli esperti sui cambiamenti climatici avevano previsto da tempo e che, purtroppo, non rappresenta un fatto episodico, ma la premessa che in futuro fatti meteo come questi potrebbero essere di routine.
Vediamo intanto quali sono stati gli alberi maggiormente colpiti. In graduatoria appaiono tra i primi (circa il 75%) i pini domestici (Pinus pinea) e quelli marittimi (Pinus pinaster), poi altre conifere e latifoglie già malate o vecchie con apparati radicali non più capaci di sopportare le sollecitazioni meccaniche del vento.

pino domestico caduto per il maltempo

Per gli esperti la causa di questa “ecostrage” è attribuibile al vento impetuoso, che in alcuni casi ha sfiorato i 150 Km/h, e alla direzione del vento stesso.

I pini marittimi e quelli domestici, che solitamente sorgono nelle città di mare e che si sono accresciuti in condizioni climatiche diverse dalle attuali, hanno sviluppato le radici più orizzontalmente che in profondità, diversamente da altre conifere, come i cipressi, aventi radici che penetrano maggiormente nel terreno e quindi con un rapporto ipsodiametrico (rapporto radici/chioma) più equilibrato. Questo fatto rappresenta una causa della loro ecatombe.

Le piante man mano che crescono si orientano e si difendono dai venti forti provenienti prevalentemente da una direzione, nel nostro caso quasi sempre dal mare, quindi si ancorano in maniera da sopportare spinte meccaniche del vento provenienti da una determinata direzione.
Nel Mediterraneo per secoli il clima è stato costante e i fenomeni meteo prevedibili (diversamente da come sta accadendo da qualche anno). Gli alberi pertanto si sono adeguati a queste condizioni ed hanno sviluppato i loro apparati radicali in maniera consona a rispondere alla sollecitazione del vento proveniente quasi sempre da una o al massimo due direzioni.

I pini marittimi e quelli domestici se non hanno un rapporto ipsodiametrico equilibrato, causato da ostacoli che incontrano le loro radici nello svilupparsi, come rocce, strutture murarie, cemento, tubature in acciaio, ecc., non riescono a compensare le spinte meccaniche dei venti con l’ancoraggio e la resistenza del proprio apparato radicale. La loro chioma ad ombrello funge da grande vela e, quindi, ad eccessive sollecitazioni del vento se la chioma è anche sbilanciata, l’albero può cedere e crollare a terra.

Pinus pinea

Un palese esempio di Pino domestico adeguatosi al vento impetuoso e di direzione costante proveniente dal mare.

CONSIGLI DI MASSIMA PER VALUTARE LO STATO DI SALUTE DEI PINI E DI POTENZIALE RESISTENZA ALLE TEMPESTE DI VENTO

1) Verificare il tipo di terreno in cui il pino domestico vegeta: se terreno di riporto, compatto, argilloso e poco permeabile ci sono molte più probabilità che la pianta abbia sviluppato radici superficiali, con poco potere ancorante;

2) Non irrigare! Un elevato contenuto di umidità unitamente a terreni pesanti ed asfittici favorisce lo sviluppo di funghi agenti di marciume radicale (Armillaria spp., (foto 5), Phaeolus schweinitzii ( vedi foto) o Heterobasidion annosum);

3) la presenza di radici strozzanti può diventare un serio problema strutturale con lo sviluppo dell’albero, in quanto lo può portare a deperimento fisiologico oppure limitare il normale sviluppo dei contrafforti portanti, con pericolo per la stabilità dell’albero.

4) verificare se il fusto incrementa la sua (ove presente) naturale inclinazione;

5) controllare se si verifica il sollevamento della zolla radicale; questo non è da confondersi con il naturale rialzamento del suolo dovuto al fisiologico allargamento del tronco, sopra o sotto il contatto con il livello originario del terreno. Questo fenomeno potrebbe indicare problemi all’apparato radicale o cedimenti dovuti alla spinta del vento.

6) valutare lo stato vegetativo della chioma: il colore che questa presenta deve essere di un verde intenso, non deve essere seccaginosa o con aghi poco sviluppati (microfillia). Se si verificano casi di disseccamento o ingiallimento della chioma potrebbe essere in corso un attacco di marciume radicale o anche di qualche insetto (un insetto piuttosto frequente che attacca il pino domestico è il Tomicus destruens, un coleottero che scava gallerie sottocorticali e pratica dei fori sulla corteccia).

7) Verificare che la pianta produca una fruttificazione normale (non scarsa).

8) Tenere la chioma leggera, eliminare i rami secchi e/o seccaginosi, non lasciare monconi di potatura; rimuovere soprattutto i rami ad andamento orizzontale, più soggetti a rotture. Evitare tagli troppo grandi che tendono a non cicatrizzarsi correttamente e costituiscono potenziali ingressi per agenti patogeni; la dimensione dei tagli sui rami verdi non dovrebbe mai superare i 5-8 cm di diametro. Assicurarsi quindi che la ditta incaricata della potatura sia qualificata ed operi nel migliore dei modi, eventualmente in affiancamento ad un arboricoltore esperto (Dott. Agronomo o Dott. Forestale).

Se riscontrate qualcuna delle condizioni succitate oppure volete avere rassicurazioni sia sullo stato di salute dei vostri pini, sia e soprattutto sulle loro condizioni di stabilità, è conveniente procedere con una valutazione della stabilità; il metodo più utilizzato è il V.T.A. (Visual Tree Assessment), che prevede una prima attenta analisi visiva dell’intero albero e, normalmente, un successivo approfondimento strumentale (con dendrodensimetro e/o con tomografo sonico). Il professionista incaricato inoltre vi saprà consigliare sulle corrette modalità di gestione della pianta e su come programmare gli interventi di potatura più appropriati.

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