I principali motivi per cui il cambiamento climatico sarà (e in parte lo è già) drammatico per molti abitanti dell’Africa sono due.

Il primo è che gran parte dei popoli di questo continente sono tra i più poveri al mondo, per cui sarà quasi impossibile che molti governi africani possano realizzare quelle che tecnicamente si chiamano misure di adattamento. Sappiamo  che la battaglia sulla stabilizzazione delle temperature del pianeta è stata “persa”, per cui all’umanità non resta che pensare a come adattarsi ai fenomeni meteoclimatici sempre più devastanti, come, ad esempio, intervenire sull’aumento dei livelli dei mari, bloccare l’espansione dei deserti, trovare alternative al prosciugamento di sorgenti e fiumi, ecc.
Tutto questo necessita di investimenti colossali che con non poche difficoltà riusciremo a trovare noi europei, immaginiamo cosa potrebbero fare Paesi poveri come il Burkina Faso, il Burundi, La Guinea, il Malawi, il Niger, La Repubblica Centro Africana, La Repubblica Democratica del Congo, la Somalia e tanti altri, il cui il reddito pro capite a volte non supera i 1.000 $ l’anno.

Il secondo problema è legato alla posizione geografica dell’Africa e alle sue fasce climatiche. La zona Tropicale (quella più calda del pianeta) ingloba tutto il continente, anzi ultimamente si è appurato che tale fascia si è allungata di circa 300 Km, sia verso nord che verso sud, coinvolgendo parte del Mediterraneo meridionale quasi fino a Lampedusa.

E’ evidente che un ulteriore aumento delle temperature rappresenterebbe un vero dramma per tutti gli ecosistemi africani, penalizzando in maniera irreversibile la già povera agricoltura di sostentamento. Infatti gli scienziati (climatologi) prevedono che saranno proprio le regioni tropicali e sub-tropicali, formanti gran parte del continente africano, a subire i danni peggiori.

Le proiezioni più attendibili per i prossimi anni, riguardanti il continente africano, secondo l’IPPC e altri centri di studio mondiali sul clima, prevedono che l’aumento della temperatura nelle zone equatoriali, in particolare nei deserti e nelle regioni semi-aride del Sahel, del Sahara e del Corno d’Africa, così come in Namibia e nell’Africa Centrale, dovrebbe produrre precipitazioni piovose sempre più scarse e imprevedibili. Questo dovrebbe intensificare ancora il fenomeno della desertificazione e la riduzione delle terre coltivabili. Anche le foreste pluviali africane dovrebbero subire un clima ancora più secco, con il rischio incendi e morte degli alberi per mancanza d’acqua.

Altro problema da valutare attentamente è l’aumento inevitabile del livello dei mari. Se tutto il ghiaccio della Groenlandia si fondesse (attualmente si sta sciogliendo in maniera eccessivamente veloce rispetto alle previsioni di un decennio fa) i livelli di tutti i mari potrebbero crescere di circa 7 metri. Ciò vorrebbe dire che potrebbero essere sommerse molte coste africane e in particolare città come Lagos, Città del Capo e Alessandria d’Egitto. Senza poi parlare dell’aumento delle energie termodinamiche del pianeta che determinerebbero fenomeni meteo devastanti lungo tutte le coste africane e non solo.

Quando tutto ciò potrà accadere? In effetti sta già accadendo, tutti ricorderanno ad esempio che ad ottobre 2018 il Mediterraneo ha subito, per la prima volta nella sua storia, un Uragano di forza 2 battezzato “Zorbas”, preludio questo ad altri fenomeni estremi per i prossimi anni. E’ comunque diventato chiaro che il clima africano sta profondamente e rapidamente cambiando, infatti sono aumentati i fenomeni meteo estremi come prolungate siccità e improvvise piogge a carattere monsonico con relativi disastrosi allagamenti.

Il paradosso è che l’Africa non è responsabile più di tanto per l’emissione in atmosfera di gas serra, e questo perché le attività industriali qui sono sempre state ridotte. Va detto comunque che l’insensata deforestazione compiuta in molte aree africane dal 1800 ad oggi, con la complicità dell’occidente, ha contribuito a non arrestare l’aumento della temperatura, si sa che le foreste sono definite dei “sink”, ossia forti assorbitori di CO2, quindi tagliandole si priva l’ambiente di un potente strumento che assorbe e stocca l’anidride carbonica. Detto questo l’Africa subisce impotente l’effetto del “Global Warming” causato da tutti i Paesi industrializzati della Terra, con tutte le conseguenze che abbiamo appena descritto!

Articoli correlati

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.