fonte: RivistaNatura.com

Il Ministero dell’Ambiente ha elaborato il nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia. Tra le novità, rispetto al documento presentato nel 2017, c’è la rimozione della parte relativa agli abbattimenti controllati, che aveva scatenato accese proteste da parte delle associazioni ambientaliste, sostituite da una corposa sezione di strategie per prevenire gli attacchi dei lupi agli animali da allevamento, con nuove modalità di dissuasione attiva degli animali selvatici a tutela degli allevamenti.

Secondo le analisi del progetto europeo LIFE MedWolf – Le migliori pratiche di conservazione del Lupo nelle aree mediterranee –, «Allevatori e lupi possono convivere, purché vengano individuate le strategie e i mezzi più opportuni per la protezione del bestiame. Tra le tecniche di prevenzione dei danni al bestiame, la più efficace è un sistema integrato che si basa sulla presenza del pastore, sull’uso di cani da guardiania (in media 4 cani, ma il numero può variare a seconda della dimensione del gregge) e sulla messa in opera di barriere poste a difesa del gregge come le recinzioni e i ricoveri notturni».

Il plauso degli ambientalisti

«Con l’esclusione degli abbattimenti, finalmente sembra sia stato fatto un importante passo verso un Piano di conservazione, che crea le condizioni per una migliore convivenza con l’animale simbolo della Natura d’Italia: il lupo» spiega il WWF, che da subito si era detto contrario a inserire nel piano clausole che avrebbero potuto portare alla riapertura della caccia al lupo, specie protetta a livello comunitario.
«Un piano in grado di fare la differenza, quello per cui ci siamo battuti fino a oggi, deve promuovere la ricerca e il monitoraggio, combattere il bracconaggio, individuare sostenere le azioni di prevenzione dei danni, che sono la migliore risposta ai conflitti» conclude l’associazione.

Anche Accademia Kronos e le altre organizzazioni ambientaliste si dichiarano soddisfatte. «È un piano necessario per la conservazione e la tutela di questo importante predatore e che giustamente punta sulla prevenzione delle predazioni agli animali al pascolo e sulla risoluzione dei conflitti con gli allevatori, rinunciando agli abbattimenti selettivi, che non sono in alcun modo utili a una strategia di convivenza di lungo respiro» ha dichiarato Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette e biodiversità di Legambiente.

Secondo l’ENPA «Si va nella giusta direzione, quella di aver accantonato ogni ipotesi di uccisione e di aver puntato con decisione sulla strada, scientificamente valida, della prevenzione».

Il malcontento degli allevatori

Il malcontento degli allevatori – che da tempo denunciano come la presenza del lupo metta a rischio gli allevamenti – è stato raccolto da Coldiretti che, con un tweet provocatorio, ha ribattuto come sia ora di fare un passo avanti e salvare anche le pecore.
«Salviamo le migliaia di pecore e capre sbranate, mucche sgozzate e asinelli uccisi lungo tutta la Penisola dove la presenza si è moltiplicata negli ultimi anni con stragi negli allevamenti – commenta l’associazione di categoria –. La presenza di branchi di lupi sta scoraggiando in molte aree l’attività di allevamento mettendo a rischio anche il tradizionale trasferimento degli animali in alpeggio che, oltre a essere una risorsa fondamentale per l’economia montana, rappresenta anche un modo per valorizzare il territorio e le tradizioni culturali che lo caratterizzano».

Articoli correlati

La settimana passata a Roma Accademia Kronos ha avuto l’occasione di stringere la mano al generale di corpo d'armata Ciro D’Angelo, che si è appena insediato al vertice del CUFA dei Carabinieri Forestali. In uno spirito di ampia e costruttiva collaborazione Accademia Kronos ha ribadito la propria disponibilità, come nel passato, a collaborare in campagne e azioni ambientali con i Carabinieri Forestali.

Per salvare il Pianeta è fondamentale agire anche sulle nostre abitudini alimentari. Il consumo di alimenti provenienti dagli allevamenti intensivi, infatti, ha un impatto devastate sugli ecosistemi. Per questo, se entro i prossimi 12 anni non diminuiremo sostanzialmente i gas serra rilasciati nell’atmosfera, il riscaldamento globale è destinato a causare una crisi alimentare entro il 2050.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.