a cura del Prof. Luigi Campanella

Il modo più efficace per prevenire i problemi della tiroide – dice Massimo Tonacchera, professore associato di Endocrinologia e coordinatore nazionale Comitato della prevenzione della carenza iodica – è assumere iodio in quantità adeguate; questo elemento è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei. La carenza di iodio anche lieve, che affligge ancora alcune aree del nostro Paese, può provocare conseguenze anche gravi soprattutto se si verifica durante la gravidanza o la prima infanzia. Un’alimentazione che apporti l’adeguata quantità di iodio è quindi la prima regola da seguire per mettere in atto la prevenzione primaria: Pesce, latte, pasta, pane e ovviamente, sale iodato sono gli alimenti fondamentali per somministrare iodio all’organismo.

In presenza di ipotiroidismo – spiega Luigi Bartalena, presidente dell’associazione italiana della Tiroide (Ait) – la terapia sostitutiva è attuata impiegando la levotiroxina, che è il principale ormone prodotto dalla tiroide. In un epoca di medicina sempre più personalizzata, ogni paziente deve essere monitorato perché la quantità di ormone necessaria per riportare in equilibrio lo stato tiroideo varia da individuo a individuo in rapporto anche a variazioni dell’assorbimento del farmaco.

Oggi sono disponibili diverse formulazioni di levotiroxina: dalle classiche compresse, alle capsule molli e alle fiale monodose liquide per uso orale, che possono essere assunte insieme alla colazione e possono quindi meglio adattarsi alle esigenze del singolo paziente.

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In questo periodo sono sempre alla ricerca di pubblicazioni sulla CoViD-19 che ne mettano in evidenza aspetti particolari. Mi sono così imbattuto in un articolo sul New England Journal of Medicine nel quale si evidenzia la possibile correlazione fra gruppo sanguigno e gravità della contrazione della malattia.

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