a cura di Franco Floris

Spesso, quasi sempre in realtà, invece di prevenire si prova a curare.… con grossi aggravi economici e con risultati scarsi!

Per avere un’idea basti pensare che dal 1999 al 2018 l’Italia ha contato quasi 20 mila vittime e circa 33 miliardi di danni legati ad eventi meteorologici estremi!
Sebbene ormai siano pochi quelli che ancora negano i cambiamenti climatici, in generale si tende a chiacchierare molto e a fare molto… poco, soprattutto in prevenzione. Nel mentre una moltitudine di persone ne paga le conseguenze ed interi popoli si spostano per sopravvivere.

La prevenzione consentirebbe di spendere meno ed avere risultati più positivi. Con un singolo euro speso in prevenzione, probabilmente, se ne risparmierebbero almeno 20-25 (euro) necessari per intervenire, riuscendo, tra l’altro, ad arginare a mala pena i danni.

Le previsioni future ci dicono che gli eventi atmosferici diventeranno sempre più violenti. Allora che facciamo? Attendiamo passivamente e piangiamo le perdite/danni a posteriori?
Oppure pensiamo di finanziare un serio piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che consenta di approntare le mutate condizioni ambientali?

Sicuramente si devono abbattere i gas serra di origine antropica, fare concreti interventi idrogeologici, modificare il modello di vita, intervenire in agricoltura regolando le monocolture e l’uso di pesticidi/fitofarmaci, limitare al massimo gli allevamenti intensivi, abbattere l’uso dei combustibili fossili, sostenere l’economia circolare, disincentivare e tassare l’uso della plastica monouso, utilizzare le nuove tecnologie per la gestione dei rifiuti… di cose da fare ce ne sono tantissime, quindi, “forse”, è arrivato il momento di cominciamo a fare concretamente!

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Accademia Kronos come suo principio base è favorevole ad ogni iniziativa governativa capace di ridurre sia l’inquinamento ambientale che l’aumento del riscaldamento terrestre. Tuttavia va tenuto anche presente il profondo problema sociale in cui versa il nostro Paese. La mancanza di lavoro e la chiusura di aziende ed imprese che operano soprattutto nell’edilizia. Pertanto la questione deve essere affrontata con saggezza. Pur condividendo parte delle critiche all’Ecobonus mosse da alcuni amici ambientalisti, restiamo con una visione più realistica. Contestiamo, comunque, la solita posizione ideologica di chi pensa che gli ambientalisti siano i soliti figli del "Signor No".

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