a cura del Prof. Ezio Gagliardi

Trovandoci ancora in piena pandemia, vedi gli Stati Uniti, l’America Latina e l’India; fortunatamente in Italia tendono ancora a scendere i casi di infezione da SARS-CoV-2, pur in presenza di focolai poco estesi e prontamente controllati; rimane il problema delle infezioni che creano patologie all’infettato non sempre facilmente risolvibili (gravi difficoltà respiratorie, problemi polmonari, cardiologici e neurologici) fino all’esito infausto.

Mi sono chiesto se un esame più attento del nostro microbioma non possa aiutarci a difenderci meglio dall’infezione predetta, effettuando eventuali variazioni alla nostra dieta e utilizzando opportuni prebiotici e probiotici, al fine di migliorare il nostro sistema immunitario, come già accennato precedentemente.

Abbiamo già sottolineato che i soggetti anziani, diabetici e ipertesi in presenza di un microbiota più povero e meno diversificato sono stati più colpiti dalla CoViD-19. Vediamo allora come si modifica il microbiota nei soggetti colpiti dal predetto virus.

    • Alcuni ricercatori di Hong Kong hanno sequenziato il microbioma di 15 pazienti CoViD-19 (moderati e gravi) e 15 soggetti sani: nei pazienti CoViD si ha un aumento significativo di Clostridium hathewayi, Actinomices viscoso e Bacteroides nordii (patogeni opportunisti), non influenzato dall’età, dal sesso, comomorbilità o dall’uso degli antibiotici.
      Nei medesimi pazienti si ha una diminuzione significativa dei batteri benefici: Fecalibacterium prausnitzii, Lachnospiraceae, Eubacterium rectale, Ruminococcus obeum e Dorea formicigenerans ; tali dati peggiorano nei soggetti che avevano preso antibiotici.
      Cosa molto interessante: hanno isolato tre specie: Coprobacillus, Clostridium ramosum e Clostridium hathewayi la cui concentrazione è correlata con l’aumento della gravità della CoViD-19, non a caso sappiamo che il Corpobacillus aumenta l’espressione di ACE2 (sito di ingresso del virus) nei topi.
      Si ha invece una buona prognosi per Covid-19 in presenza di Alistipes onderdonkii e Faecalibacterium prausnitzii (buon produttore di butirrato, che contribuisce all’attività antiinfiammatoria).
    • Individuati 14 batteri intestinali, correlati con un più rapido smaltimento del virus, tra questi 4 specie di bacteroides, che ostacolano l’ingresso attraverso ACE2 sulle cellule intestinali.
    • Le specie di Erypelotrichaceae sono invece correlate con una alta carica virale fecale e con casi gravi di Covid-19.

Mi chiedo a questo punto se una dieta che alimenta i batteri intestinali possa aumentare non solo l’immunità intestinale, ma anche quella polmonare; sembra chiaro che se un’infiammazione polmonare può modificare il microbioma intestinale, allo stesso modo una disbiosi intestinale dovrebbe diminuire l’immunità polmonare e portare a una più facile infezione da virus.

Tale ipotesi viene confermata da una recensione (Frontier of cellular and infetion Microbiology), che si basa sulla disbiosi intestinale indotta da antibiotici nei topi(con attività fagocitiche diminuite) che ne aumenta la loro vulnerabilità al virus dell’influenza.

Mi sorge il dubbio che i soggetti sottoposti a cure antibiotiche intense possono aver subito una drastica diminuzione delle difese immunitarie, del microbiota intestinale e quindi essere stati più facilmente colpiti dal virus SARS Cov-2.

Quindi in attesa di un vaccino sicuro, ricordiamoci quanto detto precedentemente, il fenomeno ADE può essere sempre in agguato, come previsto da una ricerca effettuata sulle scimmie in cui gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 provenienti dal siero di animali vaccinati erano sufficienti a scatenare danni polmonari in animali non vaccinati.

Allora perché non utilizzare i probiotici in maniera oculata, al fine di migliorale le nostre difese immunitarie; infatti in alcuni studi randomizzati controllati (RCT) utilizzando i probiotici in pazienti sottoposti a ventilazione meccanica, affetti da polmonite virale si è visto che miglioravano significativamente rispetto a quelli che non li prendevano.

Sarà un mio impegno, approfondire il rapporto tra microbioma intestinale e immunità polmonare e individuare ricerche che mettono in evidenza i pre e probiotici utilizzati nella prevenzione delle influenze di tipo virale in funzione del microbiota intestinale e proporvi le soluzioni più idonee.

Articoli correlati

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.