a cura del Prof. Luigi Campanella

Il 29 settembre è diventata una data nota a molti in quanto ad essa è stata dedicata una popolare canzone degli anni 60. A me piacciono le canzoni, ma da buon ricercatore, quale spero di essere, non posso non ricordare che quella data è importante per tutto il mondo per ben altro motivo, è la data di nascita di Enrico Fermi, il ragazzo di via Panisperna e Nobel per la Fisica, nato a Roma nel 1901, come si diceva, il 29 settembre. A lui si deve un processo ritenuto prima di lui impossibile, la scomposizione dell’atomo (la parola stessa lo afferma significando per l’etimologia greca indivisibile): non solo Fermi lo scompose, ma ne trasse grandi quantità di energia. Non sono un fisico, ma mi sento di affermare che Fermi rappresenti l’icona dello scienziato, con mille interessi, curioso e razionale al tempo stesso, intuitivo e deduttivo. Si affermò rapidamente tanto da divenire cattedratico all’età di soli 25 anni, radunando attorno a sé nell’edificio di via Panisperna studiosi come Amaldi ,Setti, Segre.

Nel 1938 gli fu assegnato il Nobel e da Stoccolma dove lo ricevette si trasferì negli Usa, senza tornare in Italia, per evitare che le famigerate, mai sufficientemente vituperate, leggi razziali fossero scontate da sua moglie ebrea. Negli USA fu affascinato dalle prime esperienze condotte sull’atomo da Hahn e Strassman per scinderlo. Tre anni dopo era pronta la prima pila atomica che frantumando un atomo di uranio produceva energia, in effetti neutroni, che colpivano altri atomi in un processo controllato  a cascata. Dopo questo successo , affascinato da Einstein e adulato da Roosevelt, prese la direzione scientifica dei laboratori di Los Alamos dove fu preparata la bomba che esplose nel vicino deserto– era il 16 luglio del 1945 – paragonata dallo stesso Fermi per i suoi effetti a diecimila tonnellate di tritolo.

La domanda che ancora oggi si sente formulare in relazione alle responsabilità ed alle terribili devastanti conseguenze di quel lancio è: Fermi può essere considerato il padre della bomba atomica? La storia della scienza ci insegna che le scoperte non sono mai  merito di un solo ricercatore; ciascuno è sempre l’erede di precedenti studi  e  significative  collaborazioni. Credo sia anche il caso di Fermi i cui studi partirono e comunque si appoggiarono a quelli di Born, Einstein, Heisenberg, Rutheford. Quello che ancora oggi gli viene imputato è di avere diretto l’esperimento su Hiroshima e, soprattutto, di non avere mai sconfessato la sua creatura, giustificandola come necessaria per la rapida fine della guerra ed il conseguente risparmio di altre vite umane. Sappiamo che neanche questo accadde perché ci volle un’altra bomba su Nagasaki affinché ciò avvenisse.

Fermi credette anche nell’energia nucleare come strumento in medicina contro i tumori in particolare. Le valutazioni di un ricercatore dinnanzi alle ricerche che svolge possono scaricarne le responsabilità? E’ questa una domanda continuamente riproposta al centro dell’Etica della Scienza, ma ancora con risposte ambigue e discordanti.

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