Appena nato il nostro osservatorio per la tutela dei cetacei a Savona che già si trova difronte ad un grave problema di inquinamento marino. Sono subito intervenuti il nostro Presidente Franco Floris, il Direttore del Centro AK di Savona e il noto scienziato Maurizio Wurtz. A tal proposito riportiamo l’articolo del quotidiano LA STAMPA del 9/10/18.

Una marea nera lunga circa 20 chilometri sta mettendo in pericolo il “Santuario dei Cetacei” dove vivono balene, delfini, tartarughe ed altre specie marine. Una macchia scura a nord della punta della Corsica è stata fotografata, a 24 ore di distanza dalla collisione tra la motonave tunisina Ulisse e la portacontainer Cls Virginia da cui si è sversato il carburante dal satellite «Sentinel-1A». Un sistema di controllo impiegato per il programma di monitoraggio ambientale Copernicus della Commissione europea.

I 600 metri cubi di combustibile riversati in mare si spostano con le correnti e ora minacciano il grande paradiso naturale del mar Mediterraneo. «Quanto accaduto domenica scorsa è sconvolgente – dice apertamente Franco Floris, presidente nazionale di Accademia Kronos, capofila delle associazioni che hanno contribuito alla nascita del Santuario nel 1999 – Non possiamo che essere preoccupati per le conseguenze ambientali».
Sebbene la collisione sia avvenuta nelle acque francesi anche la Regione Liguria ha risposto immediatamente all’emergenza. Attraverso l’Arpal ha utilizzato una modellistica per simulare il comportamento della macchia inquinante. Segue con attenzione l’evolversi della situazione anche l’associazione Menkab di cui è responsabile scientifico il noto biologo Maurizio Wurtz.

La responsabile dei progetti di ricerca di Menkab ed esperta ambientale Giulia Calogero, commenta: «Per fortuna non ci sono feriti e la cosa non può che essere un sollievo, umanamente parlando, è il primo pensiero come sempre. Ma 14 miglia da Capo Corso, significa nel cuore del Santuario dei mammiferi marini. Il carburante sversato a seguito dell’incidente è in grande quantità e le unità operative competenti sono già all’opera, ma sono questi eventi che fanno capire quanto a rischio sia il nostro mare. E, come spesso accade, il pericolo è determinato dall’uomo e dalla sua attività».

Parla di «negligenza e di pochi controlli» Barbara Nani, responsabile di Costa Balena e che proprio quest’anno ha avviato un progetto di monitoraggio dei tursiopi che vivono nel Santuario: «Assurdo che navi dotate di ogni tipo di tecnologia non siano state in grado di evitare incidente». E’ in allarme anche Greenpeace: «L’incidente rende non più rinviabile introdurre norme precise sulla protezione e sulla tutela del Santuario». «Purtroppo, il pericolo non è solo legato alle navi che trasportano carichi pericolosi – sottolinea la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi – ma anche alle enormi quantità di carburante che sono presenti nelle cisterne delle navi, che costituiscono, di per sé, un rischio».

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L'IPCC (International Panel on Climate Change), il principale Organismo internazionale per le valutazioni sui cambiamenti climatici, afferma che abbiamo solo 12 anni per dimezzare le emissioni inquinanti che vanno azzerate entro il 2050, altrimenti non riusciremo a mantenere il riscaldamento globale entro +1,5°.

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