Fonte ANSA e www.nonsprecare.it (file PDF: clicca qui )

La convivenza fra animali selvatici ed esseri umani non è sempre facile. La civiltà tecnologica si è allontanata dalla natura ed ha costruito molte infrastrutture che ostacolano e rendono difficile la sopravvivenza delle altre specie. La rete stradale, che si è sempre più estesa, ad esempio, ha invaso i territori nei quali da sempre si svolge la vita di molte altre creature e rappresenta, attualmente, un pericolo per la loro sopravvivenza.

In molte nazioni, però, si dimostra una forma di rispetto per gli animali liberi e si avvertono gli automobilisti di fare attenzione, dandogli la precedenza e aspettando pazientemente il loro passaggio. Ma è l’attraversamento improvviso degli animali selvatici lungo le autostrade, a causare gravi incidenti, sia alle persone sia a loro stessi. Per evitare questo e favorire alla fauna locale l’attraversamento delle strade, sono nati perciò i “wildlife bridges”, dei corridoi biologici, che evitano rischi e pericoli ai guidatori e agli animali.

Eccone qualche esempio:

In Olanda hanno costruito dei veri e propri ponti sulle autostrade, realizzati in continuità con l’ambiente circostante, che danno l’idea di essere un appezzamento di terra naturale, per permettere agli animali selvatici, un passaggio sicuro, senza provocare incidenti.

Negli Stati Uniti, ma anche in California, in Florida e in Australia sono stati costruiti ponti come quelli olandesi. In Canada, nel parco di Bannf, per dare agli animali la sensazione essere completamente nel loro habitat, i ponti sono stati addirittura ricoperti con vegetazione locale. Di tali passaggi usufruiscono cervi, orsi e altri animali, che possono passare così al di sopra della Trans-Canada Highway, che taglia il parco.

In Australia si è pensato persino ai granchi e, nel Christmas Island National Park, è stato realizzato un cavalcavia per permettere loro di compiere, senza pericolo, la migrazione annuale.

Cavalcavia attraveramento animali in Olanda

Wildlife bridge, un cavalcavia per animali sull’autostrada, in Olanda

Benché in Italia, non risulti ancora la presenza di queste strutture, finalmente, però, anche da noi si sta iniziando a difendere la fauna selvatica. Da metà febbraio all’inizio di marzo, infatti, almeno in alcune località del nord, torneranno in funzione i “rospodotti”, cioè dei passaggi o sottopassaggi artificiali per anfibi, predisposti lungo le strade extraurbane, generalmente costituiti da tubi con un diametro di almeno 40 cm, solitamente in cemento e spesso corredati da recinzioni per convogliare gli anfibi verso il passaggio.

I rospi comuni, insieme alle rane e agli altri anfibi, sono grandi protagonisti dell’ecosistema ma, per la loro lentezza, purtroppo, durante i loro spostamenti, questi animali sono particolarmente a rischio. Per tutelarli, occorre evitare che, mentre camminano o attraversano le strade, nel loro “periodo nuziale” (quando cioè, usciti dalle tane invernali, vanno a cercare le acque ferme, indispensabili per potersi riprodurre), vengano decimati dalle auto. Effettuano migrazioni anche molto lunghe e, poiché le ore che preferiscono per muoversi sono quelle serali, la scarsa visibilità non consente agli automobilisti di notarli e vengono così irrimediabilmente schiacciati a centinaia. Ciò, oltre a produrre un enorme danno ambientale, dovuto alla decimazione della specie, rappresenta anche un forte pericolo per gli umani, perché il fondo stradale, che diviene scivoloso, è la causa di frequenti incidenti.

Grazie ad una maggiore conoscenza e consapevolezza ambientale, le cose però stanno cambiando. In Piemonte, ad esempio, il Servizio Tutela Fauna e Flora della provincia di Torino e il WWF, hanno appena annunciato che sta ancora una volta iniziando la campagna di salvataggio degli anfibi, giunta ormai al suo terzo anno consecutivo. Ma anche in altre località si è da tempo provveduto a quest’opera di salvaguardia della natura.

Rospodotto

Esempio di “Rospodotto” (realizzato nel 2003 in Germania).

Dal 2003 anche i rospi e le rane del lago di Candia, in Valle dell’Adige, hanno uno strumento sicuro per evitare di essere decimati dalle automobili in corsa. Le ultime tre campagne di salvataggio degli Anfibi (2005, 2006 e 2007) sono state condotte dall’Ente Parco in collaborazione con Legambiente ed altre associazioni ambientaliste. Un altro tunnel per anfibi, è stato realizzato dalla Provincia di Bergamo in prossimità del Lago di Endine e il “Progetto Rospi”, che la Sezione Enpa di Treviso aveva lanciato, sempre nel 2003, si è chiuso nel 2014 con numeri da primato. Nella zona dei Laghi di Revine, Tarzo e Cison (Treviso), la Protezione Animali trevigiana, con il supporto anche di altri “Rospisti” e privati cittadini, ha salvato 17 mila animali, durante il periodo delle migrazioni nuziali. In totale, da quando l’Enpa di Treviso ha iniziato a “scortare” gli anfibi, sono stati salvati oltre 190mila esemplari, e il tasso di mortalità è diminuito addirittura di venti punti percentuali, passando dal 25% al 5%. Le Amministrazioni locali hanno quindi deciso di realizzare i primi quattro “rospodotti” in località Colmaggiore di Tarzon (Treviso), per salvaguardare gli anfibi, grandi protagonisti dell’eco sistemalacustre del Parco, e Adriano Da Stefano, Presidente della Protezione Animali Trevigiana, ha così commentato: ”Noi facciamo il possibile per salvare questi meravigliosi animali, importantissimi bioindicatori dello stato di salute dei luoghi e quindi un fondamentale tassello per la difesa della biodiversità; tuttavia, nonostante il nostro impegno sono ancora troppi quelli che perdono la vita durante le migrazioni nuziali. Per questo attendiamo con impazienza la realizzazione di quelle infrastrutture stradali, che chiediamo da anni, e che sono in grado di salvare da morte certa migliaia di esemplari. Speriamo che questo sia l’inizio del percorso che, nel tempo, vedrà la messa in sicurezza degli interi tratti interessati alla migrazione degli anfibi”. E’ superfluo ricordare che ogni nazione, regione, singolo comune o chiunque altro rispetti la fauna selvatica e si adoperi per salvarla, farà opera di estrema civiltà.

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