a cura di Filippo Mariani

In questi giorni si fa un gran parlare delle tigri che corrono il rischio di estinzione, infatti da 30.000 esemplari ad inizio XX secolo oggi siamo scesi a poco più di 3.000 esemplari! Ma non è solo la tigre a preoccuparci, sono tutti gli animali del pianeta, a parte quelli opportunisti che riescono a convivere con la nostra civiltà. Ormai, purtroppo, è scontato che l’uomo, da quando è sulla Terra, abbia fatto più cose negative che positive sia per la vita degli animali che del pianeta in genere.
Recentemente abbiamo fatto le “condoglianze” alle due ultime femmine di rinoceronte bianco settentrionale, visto che “Sudan”, il nome dell’ultimo maschio della sottospecie, era morto.
Molteplici sono i motivi che ci stanno portando verso queste estinzioni di massa, ma una in particolare spesso è ignorata: l’aumento della popolazione mondiale. La crescita demografica vuol dire più necessità di cibo, più terreni vergini da sfruttare e cementificare, più perdita di habitat naturali, più inquinamento ecc. Nel 1960 eravamo sulla Terra oltre 3 miliardi di individui e già si parlava dei limiti della Terra per sfamare tutti i suoi popoli, oggi a poco più di mezzo secolo siamo arrivati ad essere 7,6 miliardi di persone! Inevitabili, quindi, gli assalti verso gli ultimi habitat naturali dove vivono decine di migliaia di specie animali.

ENTRIAMO NEL MERITO DELLA QUESTIONE

Il coguaro orientale (Puma concolor couguar) era una sottospecie della specie puma (Puma concolor). Viveva nei territori orientali dell’America del Nord. Estinto a causa dell’eccessiva antropizzazione e dello scarso rispetto del suo ambiente naturale. Questo animale non è stato più avvistato dal 1938 ed è stato dichiarata ufficialmente estinto nel 2011.

In natura una specie può estinguersi a causa di vari fattori ambientali esterni, per mutazione genetica o a causa di alcuni fattori biologici negativi, non ultimo epidemie letali. Questo, però, è un processo molto lento (a parte le epidemie letali), che prevede secoli o addirittura millenni. Oppure, a causa di eventi esterni catastrofici, come fu il meteorite di 65 milioni di anni fa, dove il 90% degli animali terrestri si estinse completamente. Oggi la causa non è un “meteorite”, ma l’uomo. Ciò ci mette di fronte ad una responsabilità inquietante: rischiare di essere noi umani la causa della sesta estinzione di massa del nostro pianeta!

Durante l’ultimo secolo, a partire dagli inizi del ‘900, numerose specie di vertebrati si sono estinte, con un ritmo 114 volte più veloce di quello che avrebbero avuto in assenza di attività antropiche. Ciò significa che il numero di specie che sono scomparse negli ultimi 100 anni avrebbero impiegato circa 11,4 mila anni per estinguersi seguendo i tassi di estinzione naturale.
Ovviamente c’è lo “zampino” dell’uomo su gran parte delle estinzioni degli animali, la causa è la caccia spregiudicata sulla terra e sul mare, ma anche l’inquinamento, la perdita di habitat, l’introduzione di specie invasive e, non ultimo, il fenomeno dei cambiamenti climatici, che creano deserti e acidificano gli oceani.

Il grido di allarme non è solo di noi di Accademia Kronos, ma anche di uno scienziato messicano, Gerardo Ceballos, docente di conservazione ecologica all’università del Messico. La sua missione è quella di calcolare i tempi di estinzione di molti animali già in fase critica, in particolare dei vertebrati (quindi i mammiferi, gli uccelli, i rettili, gli anfibi e i pesci).
Per lo scienziato “Le nostre attività stanno causando una massiccia perdita di specie che non ha precedenti nella storia dell’umanità e pochi precedenti nella storia della vita sulla Terra

Il prof. Ceballos, partendo dai dati di ricerca del 2011, pubblicati sulla rivista scientifica Nature, ha compreso che il nostro pianeta assiste mediamente a 2 estinzioni per 10.000 specie di vertebrati ogni 100 anni. Tale studio è basato sulla valutazione dei fossili e di alcuni specifici documenti storici. Questa velocità del tasso di estinzione era superiore a quello riscontrato in altri studi, che considerano spesso una velocità di circa la metà rispetto a quest’ultimo.
Lo scienziato e il suo team di studiosi hanno calcolato la velocità del tasso di estinzione moderno. Utilizzando i dati provenienti dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), un’organizzazione internazionale che tiene traccia delle specie minacciate e in via di estinzione, sono riusciti ad estrapolare il dato delle specie di vertebrati estinte a partire dal lontano 1.500 d.C. ad oggi.
Seguendo il tasso di estinzione naturale a partire dal 1.500 avrebbero dovuto estinguersi soltanto 9 specie di vertebrati. a causa dell’uomo, invece,  se ne sono estinte 468 !
Le specie estinte coinvolgono 69 specie di mammiferi, 80 specie di uccelli, 24 specie di rettili, 146 specie di anfibi e 158 specie di pesci. Ognuna di queste specie perdute giocava un ruolo nel proprio ecosistema, sia che si trovasse in cima sia alla base della catena alimentare.
Se le estinzioni continueranno con questo ritmo, una grande parte della biodiversità del pianeta andrà persa in un periodo di un paio di generazioni, e potrebbero essere necessari milioni di anni per riacquistare parte del patrimonio perduto.

Ceballos afferma inoltre: “Evitare una vera e propria sesta estinzione di massa richiederà rapidi sforzi per la conservazione delle specie già minacciate, alleviando le pressioni sulle loro popolazioni e in particolare, la perdita di habitat, lo sfruttamento eccessivo a scopo di lucro e i cambiamenti climatici”.
Lo studio dello scienziato messicano non è comunque il primo a giungere a queste conclusioni. Nel 2014 il professor Clinton Jenkins, visiting professor presso l’Istituto di Ricerca Ecologica in Brasile, pubblicò una ricerca che aveva raggiunto le medesime conclusioni generali di Ceballos e colleghi, ma che era addirittura ampliato alle specie vegetali. Considerando anche le specie vegetali la velocità del tasso di estinzione attuale è di circa 1.000 volte superiore a quello che la terra avrebbe avuto senza le attività dell’uomo (o eventi catastrofici).

In conclusione il prof. Ceballos ci ha detto: “Ogni volta che perdiamo una specie erodiamo le possibilità della Terra di fornirci sussistenza ambientale

Se non si corre ai ripari l’uomo, con la sua attività indiscriminata, rischia di essere il corrispondente del “meteorite” che 65 millioni di anni fa decretò la fine dei dinosauri!

 

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