a cura di Daniela Rosellini (fonte: L’Huffington Post)

I “superbugs”, i batteri che hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici, sono stati dichiarati “una minaccia per la salute degli esseri umani” e rappresentano da sempre un grattacapo per gli scienziati. Ma Shu Lam, una giovane ricercatrice di 25 anni, dottoranda alla University of Melbourne in Australia, potrebbe aver trovato finalmente il modo di combatterli senza ricorrere agli antibiotici stessi. La sua ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Microbiology, a detta degli esperti, “potrebbe cambiare il volto della medicina moderna”.

Shu Lam ha, infatti, sviluppato un polimero in grado di uccidere sei diversi ceppi di batteri resistenti ai farmaci, senza ricorrere agli antibiotici, ma “semplicemente” facendo a pezzi la loro parete cellulare.
Abbiamo scoperto che questo tipo di polimeri è in grado di individuare e prendere di mira i batteri e di ucciderli in diversi modi“, ha spiegato al Telegraph. “Un metodo consiste nello spazzare via la loro parete cellulare e ciò, creando un forte stress nei batteri, può indurli anche a distruggersi da soli“.

I batteri resistenti agli antibiotici uccidono circa 700mila persone ogni anno, ma i numeri potrebbero aumentare: secondo uno studio recente, entro il 2050, saranno almeno 10 milioni gli esseri umani potenzialmente uccisi da questi “superbugs”. La soluzione offerta da Shu Lam è interessante, ma non è ancora definitiva. Inoltre, i polimeri si sono dimostrati efficaci su sei ceppi di batteri resistenti ai farmaci e su un tipo di super batterio, quindi bisognerà continuare ad indagare. Al momento le macromolecole messe a punto dalla ricercatrice sono riuscite ad individuare e a distruggere i loro obiettivi e, generazione dopo generazione, i “superbugs” non hanno sviluppato resistenza ai polimeri. A Shu Lam, intanto, va il merito di aver percorso una nuova strada e di aver provato a combatterli non con un antibiotico innovativo, ma con un metodo alternativo.

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