a cura di Filippo Mariani

Grazie all’incessante indagine che da anni sta portando avanti con successo il telescopio orbitante Kepler e grazie ad una equipe di astrofisici della NASA, ai già 450 pianeti scoperti fino ad oggi orbitanti nelle “zone abitabili” dei loro sistemi solari, si è aggiunto un nuovo pianeta che orbita intorno a Proxima Centauri, una stella rossa vicina al nostro Sole. Questo nuovo pianeta battezzato “Proxima B” è roccioso ed è un po’ più grande del nostro. Orbita in una zona compatibile con la vita, cioè con temperature al suolo accettabili e con la probabile presenza di acqua allo stato liquido. Da noi sarebbe distante “solo” 4 anni luce.

Se si pensa che il raggio d’osservazione del telescopio orbitante Kepler è limitato ( se ipoteticamente volessimo rappresentare l’universo su una superficie di 100 metri quadrati, l’indagine di Kepler si limiterebbe a solo 50 centimetri quadrati), quanti altri pianeti con caratteristiche come la Terra potrebbero esistere nell’universo? Gli scienziati parlano di miliardi e miliardi di pianeti con caratteristiche ambientali che potrebbero ospitare la vita.

Finalmente, la scienza ci viene in aiuto, viene in aiuto a chi ha sempre creduto che la vita non fosse solo esclusivo dono di questo pianeta, ma fosse il frutto stesso dell’evoluzione dell’universo. Quando, forse tra qualche decennio, scopriremo che esistono su alcuni di questi pianeti civiltà come la nostra o molto più evolute, allora forse cominceremo a ridimensionare la nostra mentalità “arrogante”, che fino ad oggi ci ha fatto pensare di essere gli unici esseri intelligenti del cosmo. A quel punto forse l’uomo riuscirà ad essere anche migliore di com’è oggi…

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