a cura di Michele Mauri (fonte: RivistaNatura.com)

È ufficiale, nel 2018 entriamo nel mondo “ad oltre 400 ppm“. La nostra specie ha bruciato abbastanza combustibili fossili da spingere la CO2 a superare le 400 parti per milione nell’atmosfera. Per 200 mila anni siamo vissuti in un pianeta la cui atmosfera oscillava fra 170 e 280 ppm, poi boom! Oggi le concentrazioni aumentano di più di due ppm l’anno, in barba a tutti gli accordi!

… e non è finita, perché centrali a carbone e impianti di riscaldamento in tutto il mondo seguitano a sbuffare CO2 nell’aria, insieme con un miliardo e più di automobili. Entro la fine del secolo avremo vomitato tanta CO2 da aumentarne le concentrazioni fino a 550, forse 600 ppm, nonostante l’obiettivo di fermarsi a 450, valore che si ritiene, senza certezze, necessario per restare entro un aumento della temperatura non superiore a 2 gradi.

Senza poi parlare del CH4, ossia il Metano, che per lo scioglimento del permafrost e per il “contributo” di tutti i ruminanti del pianeta, sta gareggiando con l’Anidrite Carbonica per far aumentare la temperatura terrestre più rapidamente possibile.

L’agenzia dell’Onu Omm (Organizzazione meteorologica mondiale) ha dichiarato che siamo entrati in una nuova era per il clima, l’Antropocene. Il 2015 è stato il primo anno in cui le concentrazioni di gas serra sono rimaste su base media sopra 400 ppm e non scenderanno sotto questo livello per generazioni!

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La rituale disamina della stima delle temperature medie globali dell’anno passato, mediante l’analisi dei dati grezzi e grigliati, mostra come il 2017 non abbia battuto il record stabilito un anno prima dal 2016, ma ci sia andato comunque molto vicino. Infatti, nella classifica degli anni più caldi, il 2017 si colloca al secondo posto sopra il 2015, con valore di anomalia, + 0,51o °C rispetto al periodo 1981-2010, +1o °C rispetto all’inizio del secolo.

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