a cura di Filippo Mariani

Se non sarà invertita la rotta, siamo diretti verso un mondo di calamità“. Questo il monito degli scienziati presenti in questi giorni a Katowice per la COP 24 sul clima.

All’apertura dei lavori il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha detto: “Anche se assistiamo a devastanti impatti climatici che causano il caos in tutto il mondo, non stiamo ancora facendo abbastanza, né ci muoviamo abbastanza velocemente, per prevenire un’interruzione climatica irreversibile e catastrofica“.

Non è “Giovanni Rossi” libero professionista,”Giulio Bianchi” impiegato di banca o il solito ambientalista di turno ad affermare ciò, sono studiosi, ricercatori, scienziati e dirigenti dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) che sostengono le dichiarazioni sia del segretario generale dell’ONU che di tutti i centri studi sul clima della Terra, compresi i nostri CNR ed ENEA.

L’ultimo report dell’IPCC, uscito lo scorso ottobre, ci informa che abbiamo solo 12 anni per agire con decisione per combattere i cambiamenti climatici e restare entro 1,5 gradi Celsius di aumento della temperatura media globale.
E allora? Stiamo ancora a guardare la punta del nostro dito rivolto alla Luna? Oppure cominciamo seriamente a guardare la Luna? Ci chiediamo se i grandi della Terra, quelli che nel bene o nel male decidono del nostro futuro, hanno realmente capito quale pericolo sta correndo tutta l’umanità e se si, perché non cominciano a darsi da fare per intervenire e limitare o bloccare questa folle corsa verso la catastrofe climatica?

Facile a dirsi, ma la realtà è ben diversa, a parte Donald Trump, ora anche il Brasile sull’accordo di Parigi ci ripensa e poi, colpo finale, la stessa Polonia, che ospita la COP 24, ha detto che non può rinunciare al carbone, una delle sue principali fonti energetiche!

Noi di Accademia Kronos, comunque, per i nostri figli e nipoti, continueremo a lottare fino in fondo e, chissà, forse qualcuno che conta finalmente un giorno (speriamo non troppo tardi) ci ascolterà…

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Eravamo un po’ invidiosi noi italiani e francesi e ci chiedevamo: "perché l’oceano Pacifico e quello Atlantico hanno le isole di plastica e noi no?" Presto detto, ora anche noi abbiamo un’isola di plastica tra la Corsica e l’isola d’Elba. Non solo, ma noi siamo stati più bravi degli altri, si perché la nostra isola di plastica si trova dentro un’area marina protetta, il santuario dei cetacei!

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