di Alfredo De Girolamo, membro del CdA di Ispra (fonte: L’Huffington Post)

Italiani popolo di spreconi? Così è, almeno stando agli ultimi dati relativi a un tema ancora poco trattato dall’opinione pubblica, ma che invece rappresenta un argomento di discussione molto attuale, al punto che alla Camera dei Deputati è stata approvata una proposta di legge contro lo spreco alimentare, ora al vaglio del Senato.

Una mossa politica doverosa, che fa luce su un argomento di cui pochi conoscono le conseguenze economiche: tra cibo, acqua e impatto ambientale, lo spreco alimentare nel mondo supera i 2.600 miliardi di dollari annui. I numeri della Fao sono impietosi: 1.3 miliardi di tonnellate di cibo gettate via ogni anno. Secondo i dati Waste Watcher (l’Osservatorio Nazionale sullo spreco di cibo di Last Minute Market, l’associazione che, con il Ministero dell’Ambiente, tre anni fa ha istituito ogni 5 febbraio la Giornata Nazionale sullo Spreco Alimentare), solo nel nostro Paese lo spreco alimentare (e si parla solo di cibo domestico) registra un valore complessivo di quasi 8,5 miliardi di euro all’anno (lo 0,5% del Pil nazionale), che, tradotto in termini familiari, significa che ogni famiglia getta via quasi 28 euro di cibo al mese, per un peso complessivo di oltre due chili e mezzo di cibo che finiscono tra i rifiuti!

Decisamente troppo, soprattutto in un momento storico dove la crisi economica, che ha colpito l’Italia negli ultimi anni, ha visto aumentare le persone (spesso anche le più distinte) costrette a rovistare nei cassonetti per portare a casa qualcosa da mangiare, se non a rubare nei supermercati.
Come in altri campi, è netta la divisione tra Nord e Sud dell’Italia: Sicilia e Calabria sono le regioni più sprecone insieme all’Umbria, mentre Lombardia, Veneto e Sardegna, risultano essere le più virtuose.

Un fenomeno quello dello spreco alimentare che deve essere contrastato da politiche efficaci. Ecco, dunque, la proposta di legge attualmente al Senato, il cui fulcro è che le eccedenze alimentari – alimenti rimasti sugli scaffali e successivamente tolti dalla vendita oppure quelli scartati perché prossimi alla scadenza – non sono da considerare rifiuti, bensì cibo che può essere dato a chi ne ha bisogno. La nuova legge, in sintesi, si propone di semplificare le regole per la cessione gratuita degli alimenti dagli operatori del settore alimentare agli enti privati che, senza scopo di lucro, operano con finalità solidaristica.

Sul tema, qualcosa si sta muovendo anche in Europa, infatti l’Unione europea, che ha fatto rientrare nel 2012 lo spreco alimentare in una Risoluzione Parlamentare, si è imposta di dimezzare lo spreco in Europa entro il 2025. La data appare distante, ma il tempo corre veloce e bisogna fare presto. La politica, in Italia, sembra finalmente averlo capito, come appunto l’Ue. Al tema dello spreco alimentare è dedicato infatti un capitolo del Piano di azione che la Commissione Europea ha approvato in materia di economia circolare e che il Parlamento Europeo si appresta a discutere.

Azioni specifiche verranno messe in campo, a partire dall’ecodesign del packaging, a norme sulle date di scadenza dei prodotti, a norme sulla sottrazione della qualifica di rifiuto, a prodotti alimentari non usati, ma non per questo rifiuti. Quello che serve è un mix di responsabilità individuale per stili di vita meno orientati allo spreco, con politiche pubbliche finalizzate alla prevenzione, al riuso e al riciclaggio.

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In piena pandemia, all’inizio della seconda ondata con aumenti esponenziali dei casi positivi soprattutto in Europa, con valori che oscillano tra i 10.000 e 30.000 positivi al giorno, in attesa di un vaccino sicuro ed efficace, l’unica arma che ci permetterà di sopravvivere al virus, senza subire danni al nostro stato di salute, come già detto in articoli precedenti, è quello di rinforzare il nostro sistema immunitario.

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