L’ondata di incendi che ha colpito diversi Stati amazzonici potrebbe essere stata innescata dagli agricoltori, incoraggiati dalle politiche espansive del governo brasiliano a liberare nuovi terreni dalla foresta, per far spazio alle coltivazioni di frumento e mangimi e agli allevamenti bovini per la produzione di carne. Fonti di stampa locali denunciano che in alcune regioni i contadini stanno dando vita a “giornate del fuoco”, approfittando dei controlli più deboli da parte delle autorità.

L’aria spavalda e sicura di Bolsonaro, presidente del Brasile, che 10 giorni fa, relativamente agli incendi forestali, diceva alla TV brasiliana che la Selva è di competenze del Brasile e che tutti gli altri, compresi noi ambientalisti, avrebbero dovuto farsi gli "affari propri" e non "impicciarsi di quello che accadeva alla sua foresta pluviale", si è certamente ridimensionata.

Spietati e voraci predatori, con un insaziabile appetito per la carne, letali per qualsiasi animale (o persona) abbia la sventura di entrare in acqua in loro presenza. Tale, nell’immaginario comune, la tipica figura che si associa ai piragna. Questa raffigurazione, se non proprio mendace, è comunque molto caricata. In realtà le principali prede dei piragna sono altri pesci e piccoli animali acquatici, solo raramente (e in caso di penuria di cibo) aggrediscono grandi animali.