La rituale disamina della stima delle temperature medie globali dell’anno passato, mediante l’analisi dei dati grezzi e grigliati, mostra come il 2017 non abbia battuto il record stabilito un anno prima dal 2016, ma ci sia andato comunque molto vicino. Infatti, nella classifica degli anni più caldi, il 2017 si colloca al secondo posto sopra il 2015, con valore di anomalia, + 0,51o °C rispetto al periodo 1981-2010, +1o °C rispetto all’inizio del secolo.

"I cambiamenti climatici non aspettano le esitazioni umane, le leggi della fisica vanno avanti per la loro strada. Il film ci dice quanto tempo abbiamo perso: è un sintomo di sconfitta, ma anche una chiamata alle armi". Così si esprime il noto climatologo Luca Mercalli, da sempre impegnato nella divulgazione scientifica delle tematiche legate al Global Warming, su "Una scomoda verità 2", il film di Al Gore distribuito da 20th Century Fox Italia.

Fonte: Rinnovabili.it Un decennio di siccità prolungata e temperature eccezionalmente sopra la media stagionale sono le cause dei roghi devastanti che stanno mettendo in ginocchio il Cile da settimane. Nel paese andino, una delle aree del pianeta dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono più evidenti e pericolosi, sono già andati in fumo 190mila ettari di boschi e foreste, una superficie grande 10 volte la città di Milano.

Insomma cadono come birilli record climatici che resistevano da secoli. Ma cosa sta succedendo al clima del pianeta? Ebbene tutti puntano il dito accusatore verso il Niño, l'anomalo surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale - un'area grande quanto i 17% di quella del pianeta - è l'unica anomalia climatica in grado di mettere a soqquadro il clima dell'intero emisfero Nord.

Sta scomparendo in maniera inspiegabile e in maniera ingente. Si tratta del fitoplancton, costituito da microscopiche alghe che vivono in sospensione nelle acque superficiali dei mari. Secondo uno studio della Dalhousie University di Halifax (Nova Scotia, Canada), pubblicato sulla rivista Nature, questi invisibili organismi vegetali che popolano gli strati superiori degli oceani sono diminuiti nel secolo scorso al ritmo medio annuo dell’1 per cento.