L’ondata di incendi che ha colpito diversi Stati amazzonici potrebbe essere stata innescata dagli agricoltori, incoraggiati dalle politiche espansive del governo brasiliano a liberare nuovi terreni dalla foresta, per far spazio alle coltivazioni di frumento e mangimi e agli allevamenti bovini per la produzione di carne. Fonti di stampa locali denunciano che in alcune regioni i contadini stanno dando vita a “giornate del fuoco”, approfittando dei controlli più deboli da parte delle autorità.

L’aria spavalda e sicura di Bolsonaro, presidente del Brasile, che 10 giorni fa, relativamente agli incendi forestali, diceva alla TV brasiliana che la Selva è di competenze del Brasile e che tutti gli altri, compresi noi ambientalisti, avrebbero dovuto farsi gli "affari propri" e non "impicciarsi di quello che accadeva alla sua foresta pluviale", si è certamente ridimensionata.

Vista la particolare situazione climatica, che sta interessando il nostro Paese, e nel rispetto del protocollo d'intesa siglato a dicembre 2017 con i Carabinieri Forestali, nonché tenendo conto della nostra sensibilità ambientale, si invitano guardie e soci a mettersi in contatto con le più vicine stazioni dei carabinieri forestali. Questo per valutare la possibilità di dare un nostro contributo fattivo nella prevenzione incendi boschivi che, purtroppo, temiamo possibili viste le alte temperature di questi giorni.

Fonte: Rinnovabili.it Un decennio di siccità prolungata e temperature eccezionalmente sopra la media stagionale sono le cause dei roghi devastanti che stanno mettendo in ginocchio il Cile da settimane. Nel paese andino, una delle aree del pianeta dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono più evidenti e pericolosi, sono già andati in fumo 190mila ettari di boschi e foreste, una superficie grande 10 volte la città di Milano.