Terreni sani e api da salvare

Terreni sani e api da salvare

Intervento dal meeting di Accademia Kronos a San Martino al Cimino (10-10-2015)

Relatore: Prof. Mentuccia Augusto

Volevo innanzitutto ringraziare l’Accademia Kronos, nella persona del presidente Ennio La Malfa e il consiglio direttivo, per questa importante iniziativa in cui ho la possibilità di trattare temi che riguardano la qualità della vita di ciascuno di noi.
Nell’applicazione delle nuove tecniche di coltivazione agricola, a partire dagli anni ’50, non si è tenuto conto di quali sarebbero state le gravi conseguenze che un uso irrazionale ed indiscriminato delle stesse tecniche poteva produrre in quel meraviglioso organismo che è il terreno agrario e negli esseri che vivono e si nutrono dei suoi prodotti.
Considerare il terreno agrario come un semplice mezzo di produzione, al pari di una catena di montaggio, ha portato a effetti che oggi stiamo scontando in pieno. La prima conseguenza è che abbiamo diminuito la sostanza organica del terreno, scesa al di sotto dell’1%. Abbiamo impoverito la fertilità stessa della terra, con un insieme di pratiche, spesso reciprocamente condizionate: continuo aumento delle concimazioni chimiche; abbandono delle rotazioni e diffusione delle monoculture; uso indiscriminato di pesticidi sempre più potenti e di diserbanti in dosi massicce, con più interventi ripetuti sulla stessa coltura, anche a causa dei fenomeni di resistenza; modifica del DNA di mais, soia e altre colture per consentire un ricorso ancora più massiccio del diserbo; compattamento del terreno e alterazione della sua struttura causato dall’aumento della forza motrice per le lavorazioni. La ridotta sostanza organica del terreno ha eliminato la funzione di spugna nei confronti dell’acqua con tutte le conseguenze ad ogni acquazzone. L’uso di azoto chimico favorisce lo sviluppo dell’avena in mezzo al grano.

Per esempio uno dei diserbanti più utilizzato al mondo è il GLIFOSATO, è presente in 750 formulati tra i quali il Glinet e il Roundup, ed è diserbante collegato alle sementi geneticamente modificate (OGM) di mais , soia e cotone il cui DNA è stato manipolato da Monsanto (a proposito leggere il libro “Il mondo secondo Monsanto”) per resistere al suo diserbante commercializzato, appunto sotto il nome di Roundup e definito dalla ditta produttrice “ecologico e biodegradabile”, ma, lo scorso marzo, l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il Glifosato come “probabile cancerogeno umano”.
La stessa agenzia ha dichiarato inoltre che “esistono prove convincenti in grado di dimostrare la cancerogenità negli animali di laboratorio……e di essere causa di danni al DNA e ai cromosomi nelle cellule umane…

glifosato

L’Italia è attualmente uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida, che è addirittura incluso nel Piano Agricolo Nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci, in assenza di un intervento, si creerebbe il paradosso che venga promosso l’uso sostenibile di un prodotto cancerogeno. In Gran Bretagna sono state trovate tracce nel pane di farina integrale. Nel mondo sono già in atto principi di precauzione; alcuni rivenditori della Svizzera e Germania hanno rimosso il Glifosato, la Francia si è impegnata a farlo entro il 2018 e la Germania ne chiede il divieto su scala comunitaria. L’autorità danese per l’ambiente e il lavoro, lo ha dichiarato cancerogeno, mentre paesi come El Salvador e lo Sri Lancka lo hanno completamente vietato, e in Colombia né è stata vietata l’irrorazione aerea sulle colture di coca.

Ciò che produciamo in campagna è talmente mal prodotto, in tutte le fasi di lavorazione, che il cibo da promotore di salute è diventato fonte di malattia.
Pertanto gli agricoltori devono ritornare all’impiego di sostanza organica umificata e compostata, che è fonte di fertilità del suolo e di elevata produzione di azoto organico non dilavabile. I concimi chimici azotati, infatti, non solo abbassano la fertilità microbica del suolo, indispensabile per la rigenerazione delle potenzialità produttive, ma vengono dilavati in misura elevata, fino al 50%, per finire nelle falde acquifere e, quindi, nell’acqua che beviamo (o che dovremmo poter bere!). Un aspetto preoccupante: in Puglia per avere acqua per l’irrigazione si è arrivati fino a 120 metri di profondità, andando ad attingere dalle acque madri.
Il materiale organico, indispensabile per la rigenerazione dell’humus nel terreno, si recupera dagli scarti delle aziende agricole, dalle industrie di trasformazione e dagli allevamenti su lettiera trattati biologicamente. Anche gli scarti delle colture in campo sono un ottimo materiale organico se trattati con enzimi che ne facilitano la trasformazione.

Le concimazioni organiche:
- costituiscono un elemento integrativo determinante per il miglioramento qualitativo e quantitativo del prodotto;
- sono il metodo più efficace per il disinquinamento naturale del suolo;
- potenziano le difese naturali dei vegetali contro le diverse forme patologiche e l’attacco di agenti parassitari.

Un altro aspetto determinante è quello dell’acqua, un bene non più inesauribile, anzi destinato a diventare sempre più raro e prezioso. In questa ottica, anche l’agricoltura deve fare la sua parte, incentivando le pratiche di risparmio e uso intelligente. In questa prospettiva, va considerata in modo diverso anche la produzione zootecnica, che assorbe grandi quantità di acqua. Per produrre un litro di latte occorrono 15.000 litri d’acqua mentre per un chilo di carne “bastano” 10.000 litri: a fronte di queste quantità, occorre considerare che latte e derivati e la carne sono alimenti non indispensabili nell’alimentazione umana, in quanto sono sostituibili da altre proteine di origine vegetale (legumi in genere), con effetti benefici anche per il terreno e gli esseri viventi. ( il seme è vita mentre la carne è alla fine della vita). Tali produzioni sono inoltre premiate dalle politiche comunitarie e dai PSR (Piani di sviluppo rurale).

E’ un processo molto lungo che deve coinvolgere diversi soggetti: Ministero dell’agricoltura, Ministero della sanità, associazioni del mondo agricolo e dei consumatori, i mass media.
Per quanto riguarda le produzioni biologiche, a livello nazionale oggi interessano 55.000 aziende per una superficie totale di 1.400.000 ettari, un territorio grande quanto tutta la Campania. La superficie media aziendale è di 26 ettari, mentre nelle Marche la media è di 34 ettari.
La validità economica della conduzione dell’azienda con metodo biologico ha spinto diversi agricoltori a investimenti consistenti nel realizzare impianti di trasformazione, come le cantine, e piccoli laboratori per la preparazione di salse e confetture, oppure a trasformare e confezionare la propria materia prima in conto terzi.
A partire dagli anni ’80 numerose ricerche e studi hanno comparato i prodotti agricoli delle due tecniche, biologica e convenzionale, attraverso la ricerca delle vitamina C nei prodotti freschi e la cristallizzazione sensibile degli amidi nella pasta, a tutto vantaggio del bio, mentre nel terreno è stata constatata l’aumento della attività enzimatica, con una migliore struttura e una maggiore fertilità.
L’uso indiscriminato dei fitofarmaci ha distrutto insieme agli insetti dannosi anche quelli utili, alterando un equilibrio naturale oggi difficile da ricreare; abbiamo moltissimi alimenti che contengono fitofarmaci, anche se al disotto dei limiti di legge, con la presenza di almeno un principio attivo e spesso anche più di uno, correlati in parecchi casi a patologie molto gravi nell’uomo, come dimostrato dalla scienza medica, dal Parkinson a varie forme di tumore.
I primi a subire i danni dell’abuso della chimica sono gli stessi agricoltori, attraverso diverse forme di intossicazione anche gravi. Poco sappiamo degli effetti di un contatto cronico con questi prodotti, ripetuto nel corso di decine di anni.

Purtroppo anche le api sono coinvolte dall’effetto dannoso dell’uso indiscriminato dei pesticidi, tenuto conto che sono la salvezza delle nostre produzioni agricole.
Senza il loro intervento non avremmo produzioni agricole sufficienti per soddisfare le sempre maggiori richieste di bocche da sfamare. Basta ricordare che in Cina a causa dell’uso irrazionale dei pesticidi si è ridotta la presenza di api, e di conseguenza gli agricoltori, pagati dal governo, sono dovuti salire sulle piante da frutta e agitare i rami per favorire la dispersione nell’aria del polline per fecondare i fiori.

Apis mellifera

Le api sono tra gli insetti più fragili e sensibili all’inquinamento

Oggi la vita delle api non è solo compromessa dall’uso dei pesticidi, ma anche dalla diffusione della pesta americana, e in particolare dalla Varroa destructo. L’uso del trattamento insetticida con i decotinoidici al seme di mais provoca la morte dell’ape nel momento in cui va a raccogliere il nettare sull’infiorescenza. La stessa cosa si verifica se il frutteto viene trattato durante la fioritura. Ultimamente il Ministero della Sanità ha approvato l’uso di un fitosanitario, Sonido, che non nuoce alle api.
Alla salvaguardia delle api contribuisce il metodo di allevamento biologico che prevede:
- la raccolta del nettare deve avvenire in area a coltivazione biologica;
- alimentazione invernale con miele e non zucchero (saccarosio);
- interventi sanitari per la lotta alla Varroa destructor con l’acido formico, l’acido acetico, l’acido ossalico, mentolo, timolo, eucaliptolo e canfora;
- è ammessa la soppressione della covata maschile.

La diminuzione del numero delle api è preoccupante anche per i prodotti che si ottengono: miele, pappa reale, polline e propoli. Sono tutti alimenti di elevato valore nutrizionale ed energetico e inoltre la propoli è un ottimo antibiotico e cicatrizzante. Il miele nelle varie essenze si presenta solido o liquido ed è da preferire quello di produzione nazionale. Il miele di importazione arriva in fusti da 200 kg in forma solida, viene trattato con il calore e di conseguenza perde la cristallizzazione e ne diminuisce le caratteristiche nutrizionali. Sarebbe utile attivare una campagna di sensibilizzazione per stimolare agricoltori e semplici cittadini, che siano in condizione di farlo, per aumentare gli allevamenti di api.

Alcuni notizie utili sulle api:

- in una famiglia di api, ogni stagione vivono 40/50.000 api. L’ape operaria durante la stagione produttiva, vive circa 40 giorni. L’ape regina vive fino a 2 anni. In un giorno l’ape regina depone fino a 1500 uova e consuma pappa reale fino a 8 volte il suo peso. La velocità media di un’ape è di 24 km/h e può arrivare fino a 29 km/h.

- Una singola ape, per produrre 1 kg di miele, deve volare per circa 150.000 km, quasi 4 volte il giro della terra e sono necessari quasi 60.000 voli di andata e ritorno dall’arnia ai fiori.

- Ogni alveare “bottina”, cioè raccoglie il nettare, per un raggio di tre km, quasi 3.000 ettari, il corrispondente di 4000 campi di calcio. In un giorno le api di un alveare possono visitare fino a 200.000 fiori.

Concludo quindi con l’auspicio di un ulteriore, significativo aumento delle aziende agricole con metodo di coltivazione biologica, sostenuto anche dai maggiori fondi a disposizione nel PSR, utile a concretizzare la salvaguardia di beni primari per il nostro futuro: la terra, l’acqua, l’aria, le api ed il cibo.

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