a cura del Prof. Antonello Senni

la metafora/principio de “La rana bollita”

Il disagio esiziale della società contemporanea

“Il modo più efficace di limitare la democrazia è quello di trasferire il potere decisionale dalla pubblica arena a istituzioni inaffidabili: re e prìncipi, caste sacerdotali, giunte militari, dittature di partito, o moderne corporazioni.” (Noam Chomsky)

Noam Chomsky, uno scienziato americano filosofo, pacifista, linguista e teorico della comunicazione, ha inventato la metafora/principio de “la rana bollita” per descrivere la società e i popoli attuali, che accettando passivamente il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori e dell’etica e la distruzione dell’ambiente e della biosfera, accettano di fatto inconsciamente, subliminalmente e fatalmente la deriva della società umana e dell’ambiente naturale.

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.
Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

Non è un esperimento condotto secondo le rigide procedura scientifiche, ma per la società umana ha un significato ancor più “oggettivo” di una legge fisica. Perché descrive le conseguenze di un odierno atteggiamento sociale che colpisce non la ragione astraente e “pura” o il “principio di oggettività” (sostenuto e teorizzato da Monod ma messo in discussione dalla fisica quantistica), ma perturba la soggettiva e la complessa coscienza ed emotività umana. E, non ultima, la tanto straordinaria quanto a volte esiziale capacità della società umana, e di ogni singola persona che la compone, di adeguarsi ad un cambiamento socio-ambientale, quando questo viene “propinato” dai signori del mondo attraverso la pubblicità ingannevole in maniera lenta e graduale tanto da renderlo impercettibile non solo alla mente, ma alle coscienze delle persone e quindi alla società umana.

L’edonismo umano viene “carezzato” dal primo tepore, che scalda l’animo ed ancor più “la pancia” (come il primo tepore che scalda l’acqua in cui nuota la rana) e ciò appanna, essendo piacevole, ogni reazione e resistenza, anzi suscita gratitudine. Il primo “tepore” ci è stato “propinato” attraverso l’affrancamento dalle difficoltà e dalle durezze della vita (precedenti le conquiste tecnologiche tradotte in conquiste sociali).

Benissimo! Non è una conquista sociale aver affrancato le persone dalla miseria, dalla fame, dalle malattie e da molti disagi? Non è aver incrementato la resilienza sociale? Non è aver esaltato la potenza della ragione umana? Non è, insomma, un grande e celebrato avanzamento sociale?

Sicuramente sì! Ma a quale prezzo sociale, personale e ambientale? Analogo agli “effetti dell’acqua che si sta scaldando” oltre la tolleranza fisica  della rana (ovvero del nostro pianeta) !

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