a cura del Prof. Luigi Campanella

Ma tingersi i capelli è nocivo per la salute? La commissione europea ha deciso di proibire 22 prodotti presenti in questi ritrovati. Studi recenti hanno ventilato casi di tumore alla vescica, legati a un componente, la parafenilendiammina (Ppd). A rendere più complicato l’approccio ai coloranti è intervenuto l’autorevole British Medical Journal che, in un editoriale scritto dai dermatologi del St. John’s Institute of Dermatology di Londra, fornisce notizie aggiuntive: il basso peso molecolare del Ppd ne aumenta la capacità di penetrazione nel fusto e nel follicolo del capello, ma le stesse ragioni lo rendono un allergene da contatto pericoloso, tanto che in diversi paesi europei è stato alternativamente proibito e riammesso. La proibizione ha riguardato paesi come la Germania, la Francia e la Svezia. E’ proprio in Svezia è stato condotto uno degli studi più importanti in materia, con particolare riferimento ai rischi per parrucchieri che inevitabilmente vengono a contatto con le tinture dei capelli.

A sostegno dei fautori della tintura sono intervenuti soprattutto i cosmetici naturali, ovvero tinture vegetali del tutto prive di tossicità. Quella di gran lunga più utilizzata è senza dubbio l’hennè, ricavata dalle foglie essiccate e polverizzate di un arbusto (solo in Italia se ne consumano circa 30 tonnellate all’anno).

Aldilà delle conseguenze tumorali, in gran parte annullate dal definitivo abbandono di coloranti dannosi, resta pur sempre il problema allergico non del tutto scongiurato. I casi sono aumentati del 7,1% negli ultimi sei anni a Londra e convalidati anche da altri paesi europei quali Belgio e Portogallo. Un trend, dicono gli studiosi, attribuibile anche al diffondersi dei tatuaggi non permanenti, che contengono alte concentrazioni di Ppd.

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Nel suo lungo storico cammino conoscitivo la mente umana spesso si disperde, anzi il più delle volte è indotta a farlo dai potenti interessi economici delle lobby che prosaicamente governano il mondo, in generiche approssimazioni, che nella realtà quotidiana si traducono nell’impossibilità di fornire alle persone un modello esistenziale sereno, una buona salute e un’alta qualità di vita.

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